Povertà zero e acqua Due promozioni in città

Povertà zero e acqua
Due promozioni in città

La via maestra per costruire un futuro migliore è tracciata dagli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Fame, salute, acqua, povertà, energia, infrastrutture, occupazione, diseguaglianze, clima, pace, istruzione sono questioni che si possono affrontare solo con un pensiero complessivo e il concorso di tutte le forze politiche, economiche e sociali. Se ne ha maggiore consapevolezza, in tutto il mondo, in questi giorni dell’emergenza coronavirus.

Nel numero di marzo di «eco.bergamo», il supplemento di ambiente, ecologia, green economy, l’inserto di otto pagine è dedicato all’Agenda 2030. L’inchiesta documenta il raggiungimento degli obiettivi in Europa, in Italia e a Bergamo, in città e in provincia. La Fondazione Enrico Mattei ha monitorato – con il City Index (i dati si riferiscono al 2018) – il grado i capoluoghi italiani, per aiutare le comunità a riconoscere e risolvere le sfide aperte nei territori.

Le città si assestano su una media del 53% rispetto al pieno conseguimento dei 17 obiettivi, in maggioranza nella fascia tra il 79 e il 20%, contrassegnata con il giallo e l’arancione, secondo il metodo dei semafori scelto per l’Agenda 2030. Nessuna città ha raggiunto una media di più dell’80%. I risultati migliori sono rilevati nell’Obiettivo 1, povertà zero, dove anche Bergamo vede il semaforo verde. «Queste elaborazioni mi lasciano un po’ freddo», commenta, però, don Roberto Trussardi, direttore della Caritas diocesana. «Se parliamo di povertà e di fame, a Bergamo non possiamo certo lamentarci. Possiamo contare su mense per i bisognosi che lavorano bene e in sinergia. Ma non possiamo ridurre la povertà al cibo. Ci sono altre povertà, legate alla casa, relazionali, spirituali, culturali».

Troppe diseguaglianze

Il semaforo rosso nell’Obiettivo 10, «Ridurre le diseguaglianze», non stupisce don Trussardi: «Si deve andare oltre il pacco alimentare e cercare di guardare l’altro non come un avversario o un nemico da temere. Non possiamo lamentarci, comunque, della nostra città e non dobbiamo cedere ai luoghi comuni, che vedono il bergamasco come una persona chiusa, a volte razzista, per poi scoprire che il volontariato è più presente da noi che in molte altre parti d’Italia, rivelando la bellezza del lavorare insieme e della condivisione. Ed è questa la strada giusta per superare le diseguaglianze». Bergamo conquista il secondo semaforo verde nell’Obiettivo 6, grazie al 97% dei residenti servito dalla rete fognaria e collegato a impianti di depurazione delle acque reflue, mentre le perdite sono ridotte al 18,36%: queste ultime a Catania, per avere un confronto, sono oltre il 50%. L’arancione dell’Obiettivo 2 sull’alimentazione è da migliorare, anche se il dato dell’obesità (5,6%) è prossimo al traguardo dell’Onu del 5,2%. Torna l’arancione per l’energia pulita (Obiettivo 7), con il fotovoltaico (10,52%) che è il triplo di Bolzano (3,51) ma lontano dal 30,17 di Padova e dal traguardo del 35%. Arancione anche per l’Obiettivo 9 (industria, innovazione, infrastrutture), con un’offerta di trasporto pubblico (29%) da migliorare e la quantità di Pm2,5 da abbattere, per portarla dall’attuale 22 al 10% entro il 2025.

La provincia, rispetto alla città, vanta un unico semaforo verde, per l’Obiettivo 8, crescita economica e lavoro dignitoso, raggiunto per l’81%: è la punta di diamante orobica, un dato migliore rispetto a quello nazionale, per il quale l’Italia risulta penultima in Europa. La Bergamasca, per il resto, si situa sotto la media regionale in dodici Obiettivi su sedici.

«Un problema come abbattere l’inquinamento in Pianura Padana – rileva il portavoce dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, Enrico Giovannini – richiede politiche complesse. Altri Paesi, proprio per la difficoltà degli obiettivi da raggiungere, tengono l’attenzione su questi temi per molto più tempo, affinché orienti le decisioni. Auspico che l’emergenza per il coronavirus sia un’opportunità per il cambiamento del modello di sviluppo, non per rinviarlo ulteriormente».

Donne, impegno per ambiente e salute

L’impegno femminile per la tutela dell’ambiente è più alto di quello degli uomini in ogni campo: cura della raccolta differenziata, scelta di prodotti naturali, uso dei mezzi pubblici. Il buon esempio può aiutare la necessaria transizione verso l’economia circolare e le fonti energetiche rinnovabili. Non solo. Le donne che si interessano della salute di sé e degli altri sono il 15% più degli uomini, il 17% in più quelle che leggono.

Il numero di marzo di «eco.bergamo» riserva un’attenzione particolare per le donne. La foto di copertina è dedicata proprio alla festa dell’8 marzo vissuta nell’epoca del coronavirus. L’altra faccia dell’emergenza è il ritorno al vero valore della vita, quello che il genio femminile conosce da sempre: l’attenzione a se stessi, a chi è più prossimo, alla natura. Il servizio che rivela il maggior impegno delle donne per la salvaguardia dell’ambiente è basato su uno studio di Nielsen, l’azienda globale di misurazione e analisi dei dati. La crescita della preoccupazione degli italiani per il riscaldamento globale è aumentata: le donne agiscono di conseguenza.

Riscoprire gli altri e la natura

Un altro servizio dimostra come l’emergenza sanitaria ci spinga a riscoprire gli altri e la natura. «Senso di comunità e solidarietà prevalgano ora sulla diffidenza, così che nessuno si senta solo», osserva Claudio Cancelli, sindaco di Nembro, uno dei paesi più colpiti dal virus che, com’è noto, non ha risparmiato neanche il primo cittadino. «Viviamo un tempo inquieto – riflette il sociologo Dario Nicoli – perché stiamo attraversando una crisi molto profonda dei legami e dei significati che tengono insieme una società. Ora ognuno deve far tacere le accuse verso le istituzioni e cercare di far bene la propria parte». Ivo Lizzola: «Stiamo capendo che la cura di noi stessi è cura degli altri, se proteggiamo gli altri, ci proteggiamo. La quarantena, per le famiglie in isolamento, sarebbe un inferno, se non ci fosse una rete di persone attorno». Bruno Vedovati: «Per effetto delle abitudini sociali ridimensionate, si ritrova una vita più a misura d’uomo. Rallentare aiuta a mettersi in sintonia con il proprio corpo e la propria dimensione personale».

Insegnare l’economia circolare

Tra gli altri servizi, segnaliamo quelli sul progetto del Gruppo Greenthesis per insegnare l’economia circolare a docenti e studenti e sul forte incremento del consumo di energia – e delle conseguenti emissioni – dovuto al mondo digitale che, nel 2025, corrisponderà a un quinto di quella prodotta nel mondo. Infine l’articolo, ricco di splendide immagini, sul Wood Wide Web, con un’intervista allo scienziato Stefano Mancuso, fisiologo vegetale: anche gli alberi hanno relazioni sociali e le radici formano una rete simile a internet.


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