Troppi edifici pubblici divoratori di energia
La sede del Liceo classico Sarpi in Città Alta è un esempio di edificio a bassissima efficienza energetica

Troppi edifici pubblici
divoratori di energia

Al solo Comune di Bergamo fanno capo, scuole escluse, oltre 100 edifici pubblici. La Provincia ha in gestione diretta, fra istituti di sua proprietà e quelli in uso dai Comuni, 54 sedi principali di scuole: qualcosa come 426.000 metri quadrati frequentati da 40 mila studenti e del valore (almeno teorico) di più di mezzo miliardo di euro.
BERLa sede del Liceo classico Sarpi in Città Alta è un esempio di edificio a bassissima efficienza energetica

BERLa sede del Liceo classico Sarpi in Città Alta è un esempio di edificio a bassissima efficienza energetica

BERLa sede del Liceo classico Sarpi in Città Alta è un esempio di edificio a bassissima efficienza energetica

BERLa sede del Liceo classico Sarpi in Città Alta è un esempio di edificio a bassissima efficienza energetica

È un patrimonio immenso fatto di edifici molto spesso vecchi e grandi consumatori di energia per il loro riscaldamento. In città solo alcuni sono stati efficientati, altri sono stati collegati al teleriscaldamento. Alla lista aggiungiamo le sedi di altri enti (Inps, ospedali...), gli edifici di proprietà di tutte le amministrazioni locali bergamasche e proviamo a immaginare i costi di gestione enormi che nella maggior parte dei casi hanno tutte queste costruzioni, realizzate non certo in classe A e con impianti praticamente sempre non di ultima generazione.

«Diamoci una scossa verde», è l’appello a sindaci e amministratori pubblici che arriva da Confartigianato Bergamo: per riqualificare dal punto di vista energetico gli edifici pubblici, renderli più rispettosi dell’ambiente e rilanciare il territorio e l’economia ci sono fondi europei, contributi statali, regionali e del Gse, oltre a varie detrazioni.

Sfruttando le Esco (Energy service company) – società che svolgono tutte le pratiche, pagano l’opera e si occupano di reperire, a copertura delle spese, tutti i finanziamenti possibili – in alcuni casi si può arrivare a finanziare anche il 100 per cento di alcuni interventi. «Oltre a essere vantaggioso – sottolinea il presidente di Confartigianato Bergamo, Giacinto Giambellini – muoversi in questa direzione permetterebbe di dare impulso alla ripartenza dell’edilizia, generando ricadute importanti sul territorio e dando lavoro a idraulici, impiantisti, progettisti e non solo, facendo evolvere competenze, che già ci sono, creando nuove possibilità di lavoro». Insomma sarebbe una grande leva di competitività.

Per capire il meccanismo facciamo l’esempio della ristrutturazione dell’impianto di riscaldamento di una scuola, magari il Liceo classico Sarpi che ne avrebbe veramente bisogno: la Esco lo progetta, lo realizza e lo mette in funzione, recuperando fondi per finanziare l’opera da quelli Ue, statali...; la Provincia, a cui il Sarpi di Città Alta fa capo, per un determinato numero di anni continuerà a pagare le bollette come negli anni precedenti, e tutto il risparmio verrà incassato dalla Esco (che ha quindi interesse a realizzare l’impianto nuovo il più efficiente possibile). Ma, passato il numero di anni previsto dal contratto con la Esco, l’opera tornerà a essere gestita dalla Provincia, che inizierà davvero a risparmiare.

Nella Bergamasca operazioni di questo tipo stentano a decollare, qualche amministratore ci sta pensando, pochi l’hanno fatto (a Caravaggio l’impianto di illuminazione pubblica). Per capire come si stanno muovendo altri Paesi, Confartigianato ha organizzato un evento martedì 22 ottobre durante la Settimana per l’energia: arriveranno esperti da tutta Europa.


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