Martedì 24 Maggio 2011

Lavoro, il protocollo post-crisi:
i 45enni sono una «fascia debole»

Il «Protocollo sulla competitività e l'occupazione» firmato martedì mattina con i sindacati nella sede di Confindustria Bergamo è stato definito una «svolta»: per la prima volta da tempo non si occupa infatti di stabilizzazione occupazionale ma guarda al futuro. Insomma sancisce ufficialmente l'inizio della ripresa.

Una ripresa che, anche se non ancora stabile, c'è. E, proprio perché non è stabile, il protocollo sancisce la possibilità di utilizzare in modo più intenso la flessibilità del lavoro per andare incontro alle esigenze che di volta in volta le imprese, alle prese con ordini non sempre continui, si trovano a dover affrontare.

I sindacati hanno comunque voluto che fosse precisato che le persone che verranno utilizzate in modo precario in questa fase dovranno essere poi definitivamente regolarizzate una volta che, finalmente, la crisi potrà definirsi finita.

Ma il protocollo si occupa anche della promozione della cultura della sicurezza e della legalità sul lavoro, e dei giovani. Per loro, attraverso incentivi si vuole dare spazio a forme di apprendistato sia professionalizzante che di alta formazione, si punta a combattere la disoccupazione giovanile.

Attenzione anche alle categorie più deboli: non solo le donne (per le quali si cercheranno nuovi accordi per conciliare il tempo per lavoro e famiglia) ma anche gli immigrati e gli ultraquarantacinquenni che si sono ritrovati senza lavoro a causa della crisi e che fanno fatica a reinserirsi.

Alla firma dell'accordo erano presenti il vicepresidente di Confindustria Bergamo, Silvio Albini, i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil (Luigi Bresciani, Ferdinando Piccinini e Marco Cicerone), oltre a Stefano Malandrini, dell'area sindacale di Confindustria.

r.clemente

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