Inda, protesta degli operai
Bloccate le strade nel Varesotto

Protestano gli operai della Inda per per manifestare contro la chiusura della fabbrica di mobili e arredi per il bagno. Giovedì 20 ottobre hanno bloccato le strade di Caravate, nel Varesotto: per 32 operai si profila il trasferimento a Pagazzano dal 7 novembre.

Protestano gli operai della Inda per per manifestare contro la chiusura della fabbrica di mobili e arredi per il bagno. Giovedì 20 ottobre hanno bloccato le strade di Caravate (Varese) e, in due, sono saliti sul tetto del capannone. A organizzare la protesta sono stati gli operai dell'azienda, che ha annunciato la chiusura e il trasferimento delle attività produttive e amministrative nelle sedi di Pagazzano e Vizzola Ticino (Varese).

Nella mattina di giovedì i lavoratori si sono radunati in presidio davanti ai cancelli dell'azienda e, dopo aver bloccato per due ore via XXV Aprile, due di loro sono saliti sul tetto. Prima di scendere hanno appeso uno striscione con la scritta «vergogna».

«È stato un gesto simbolico perchè i dipendenti sono esasperati - ha spiegato Francesca De Musso, della Fiom-Cgil - se la fabbrica dovesse chiudere si aprirà una grave crisi su tutto il territorio e, se non si troverà una soluzione, siamo pronti ad altre iniziative di protesta».

L'azienda ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per 125 dei 230 dipendenti della sede di Caravate. Venerdì mattina è in programma un tavolo fra sindacati e azienda a Varese, nella sede dell'Unione industriale della provincia dove i dipendenti si riuniranno per un nuovo presidio.

Per 32 dipendenti (20 operai, 10 impiegati e 2 quadri), l'azienda ha annunciato il trasferimento a Pagazzano «dal 7 novembre», come conferma Giuseppe Marasco della Fim-Cisl di Varese, che rileva una certa preoccupazione per il futuro del gruppo, che nel 2002 occupava oltre 400 dipendenti, imputando «scelte sbagliate» alla base delle difficoltà della Inda.

Dal canto loro i sindacati orobici sono in attesa delle prossime mosse dell'azienda, perché «non vorremmo che dopo aver tagliato la "testa" decidesse di tagliare anche le braccia», come puntualizza Luciano Bartolommei della Femca-Cisl di Bergamo. Mercoledì 19 ottobre allo stabilimento di Pagazzano era stato indetto uno sciopero di solidarietà di un'ora, con presidio fuori dai cancelli dell'azienda, nei confronti dei colleghi di Varese.

«I lavoratori che saranno trasferiti in Bergamasca devono fare i conti con un viaggio quotidiano di 220 chilometri tra andata e ritorno e se dovessero rifiutare il trasferimento non avrebbero diritto nemmeno agli ammortizzatori sociali», prosegue Bartolommei. Di più: «C'è anche il problema del contratto, dato che a Caravate è in vigore quello dei metalmeccanici, mentre a Pagazzano è applicato quello del vetro (chimici) - come evidenzia Massimiliano Ratti della Filctem-Cgil -. Chiediamo la presentazione urgente di un piano industriale per fare le opportune valutazioni».

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