Martedì 10 Gennaio 2012

Contro la patrimoniale agricola
Coldiretti si appella ai sindaci

Riservare la giusta sensibilità alle problematiche in cui versa il settore agricolo nell'applicazione dell'aliquota dell'Imposta municipale unica (Imu) prevista sia per i fabbricati rurali ad uso strumentale e abitativo sia per i terreni agricoli.

E' quanto ha chiesto la Coldiretti di Bergamo in una lettera inviata ai sindaci della provincia, invitandoli ad applicare la facoltà che la legge assegna loro di ridurre la nuova tassa che ha eliminato ogni agevolazione sui fabbricati rurali e annullato le riduzioni d'imposta sui terreni agricoli previste per gli imprenditori agricoli che conducono direttamente il fondo.

“Ci rendiamo conto dei grandi sacrifici imposti ai cittadini italiani – scrivono nella lettera il presidente e il direttore della Coldiretti bergamasca Alberto Brivio e Lorenzo Cusimano - e che, in mancanza di tempo e con la necessità improcrastinabile di reperire risorse, si siano colpiti patrimonialmente quei beni conosciuti o conoscibili ma, nel caso degli agricoltori, ci troviamo di fronte a una mazzata duplice in quanto essi scontano oltre a tutti gli aumenti previsti per i cittadini anche questa sorta di patrimoniale agricola”.

Di fatto con l'Imu è stata stravolta la disciplina precedente e si andrà a pesare sulle tasche degli agricoltori con aumenti percentuali ben più alti di chi detiene terreni per fini speculativi.

“Ad essere colpiti dalla nuova imposta saranno le stalle, i fienili, le cascine e i capannoni necessari per proteggere trattori e attrezzi – sottolineano Brivio e Cusimano –; in pratica verranno tassati quelli che sono, di fatto, mezzi di produzione per le imprese agricole. Il bene terra, se utilizzato come fattore della produzione in un'impresa agricola, deve avere un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a fondi agricoli speculativi o per fini hobbistici. Se non si interverrà il settore subirà una vera e propria ingiustizia, in un momento in cui si sta già confrontando con una congiuntura tutt'altro che favorevole e costi di produzione che lievitano ogni giorno. Questo pesante macigno che si chiede alle vere imprese agricole di sopportare mette a repentaglio non solo il loro futuro ma anche il loro ruolo di presidio e salvaguardia dell'ambiente, con gravi contraccolpi per l'intera economia e il territorio della provincia. Ci auguriamo che i sindaci comprendano la gravità della situazione e sappiano farsi interpreti delle esigenze del mondo agricolo”.

L'intervento richiesto dalla Coldiretti di Bergamo è volto a scongiurare la scomparsa di un tessuto di imprese che crea occupazione, garantisce il mantenimento di delicati equilibri idrogeologici e la produzione di un patrimonio di prodotti tipici che tutto il mondo ci invidia.

“L'Imu avrà un impatto differenziato – spiega il presidente della Coldiretti bergamasca -; tutti dovranno pagare per i fabbricati rurali mentre per quanto riguarda i terreni la situazione varia nelle diverse zone della provincia. Riguardo a quest'ultimo aspetto solo le aree svantaggiate non saranno toccate dall'imposta mentre per la quasi totalità del territorio si calcola che mediamente le aziende si troveranno quintuplicata la somma che pagavano in passato. In alcuni casi addirittura si passerà dai 400 € ai quasi 10.000 € di imposta. Un vero e proprio salasso! Abbiamo allo stesso tempo voluto richiamare alla stessa sensibilità tutti i sindaci anche per rilanciare l'importanza di aderire al nostro ordine del giorno in difesa del Made in Italy, perché il primo passo per garantire un futuro al settore è quello di salvaguardare la competitività e il valore delle nostre produzioni dalle contraffazioni, soprattutto quelle incomprensibilmente promosse dalla stato italiano, un'azione a “costo zero” che richiede solo regole certe e giuste”.

a.ceresoli

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