Mercoledì 28 Marzo 2012

Ciserano, la Radiatori 2000
riscalda la Siberia. E il Maghreb

Bergamo riscalda il mondo. A farlo è la Radiatori 2000, azienda di Ciserano di proprietà della famiglia Foglieni, che da dieci anni produce ed esporta caloriferi, in termine tecnico radiatori per riscaldamento domestico, da Vladivostok a Buenos Aires. Otto milioni di pezzi l'anno partono per la Siberia, il Kazakistan, l'Uzbekistan e l'Azerbaigian (il 50% del mercato è concentrato nell'ex Unione Sovietica) ma anche per Bulgaria, Romania e Polonia, passando per Brasile, Argentina, Libano e Israele. E da circa un anno si sono aggiunti Marocco e Algeria. «Con questo cambiamento di clima – spiega Arianna Scaravaggi, amministratore delegato di Radiatori 2000 – stiamo realizzando strutture nuove in zone dove il riscaldamento non esisteva».

Il riciclo dell'alluminio
Diverso è il discorso per quanto riguarda i Paesi dell'Est: in questo caso si tratta di andare a sostituire vecchi impianti in ghisa con i prodotti in alluminio più leggeri e maneggevoli e, soprattutto, che consentono un importante risparmio energetico. E proprio dall'alluminio è cominciata la fortuna dell'azienda di Ciserano che di un rifiuto metallico ingombrante ha fatto una vera e propria risorsa. Il gruppo ricicla 100 mila tonnellate di alluminio all'anno e, attraverso una serie di procedimenti complessi e innovativi (che hanno consentito di saltare un processo di fusione rispetto ai concorrenti), ottiene la materia prima a un costo più basso, perché risparmia una grande quantità di energia. Con un occhio di riguardo per la green economy. «Il rispetto dell'ambiente – puntualizza Scaravaggi – non lo perseguiamo da oggi, è una filosofia che ci accompagna dagli inizi. Per ogni tonnellata di alluminio riciclato si evitano emissioni pari a 2 tonnellate di anidride carbonica».

Tornando all'alluminio dunque, una volta riciclato e fuso, si trasforma per il 70% in un calorifero, per la parte restante in semilavorato. «È una nuova produzione avviata concretamente un paio di anni fa. In sostanza – spiega l'amministratore delegato di Radiatori 2000 – si tratta di lingotti di alluminio che vengono venduti a case automobilistiche e case produttrici di elettrodomestici che a loro volta li rifondono per realizzare i pezzi di cui hanno bisogno». La caratteristica dell'azienda bergamasca è infatti l'innovazione. «Abbiamo pensato ad una diversificazione in tempi non sospetti. Quando l'edilizia è entrata in crisi e i nostri prodotti sono collegati all'edilizia residenziale – aggiunge Arianna Scaravaggi – avevamo già individuato la produzione alternativa di semilavorati. Si deve cambiare marcia quando le cose vanno bene, altrimenti è troppo tardi».

«La forza è la squadra»
E i risultati lo confermano: in poco più di dieci anni la Radiatori 2000 è passata da 300 mila euro a 68 milioni di fatturato; oggi sono 80 i dipendenti, 35 anni l'età media (il 30% extracomunitari soprattutto indiani e pakistani). Neanche un'ora di cassa integrazione. La produzione è quasi esclusivamente di competenza maschile, la quota rosa è impiegata negli uffici: «Credo che le donne siano più efficaci in queste mansioni – spiega Arianna Scaravaggi – basta vedere come riescono a gestire una famiglia. E lo scriva che il punto di forza per noi è sempre stata la squadra, le risorse umane. Macchine e impianti si comprano, i soldi ce li prestano le banche, ma se non hai persone che lavorano con passione e voglia di fare, non vai da nessuna parte».

Mariagrazia Mazzoleni

e.roncalli

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