Giovedì 07 Giugno 2012

Cisl, disoccupati a quota 367mila:
«E il Pirellone litiga sulle vacanze»

Sono 367mila i disoccupati in Lombardia registrati al termine del primo trimestre. Ben 50mila in più rispetto a fine dicembre, oltre 93mila in più rispetto a un anno fa. Nel corso dei primi tre mesi dell'anno il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,9%, contro il 6% dello stesso trimestre del 2011.

È quanto emerge dall'elaborazione condotta dalla Cisl Lombardia sulla base dei dati Istat. «Sono il termometro più scottante di una "febbre sociale" che continua a voler aggredire la nostra regione – commenta Gigi Petteni, segretario generale Cisl Lombardia -. Mentre al Pirellone maggioranza e opposizione litigano sulle vacanze, la società lombarda sta pagando un prezzo altissimo ad una crisi drammatica che ormai si trascina da oltre tre anni».

La Cisl Lombardia intende quindi dar vita ad una stagione di confronti ed iniziative per cambiare la musica in Lombardia, per affermare che la crisi si supera se si dà il via ad una nuova fase di accordi e di riforme condivise, per dire alla politica che mentre la crisi morde nel vivo il tessuto sociale ed economico non è più consentito a nessuno preoccuparsi solo dei giochi di palazzo.

«Non chiediamo di fare qualsiasi cosa, giusto per riempire un vuoto – aggiunge Petteni -, ma occorre produrre, all'insegna della coesione, strumenti ulteriori di risposta alle crisi aziendali, di ricollocazione per chi perde un lavoro, di attrazione degli investimenti».

Su questi temi e per meglio indicare la strada da percorrere la Cisl lombarda è disponibile a ricercare anche intese specifiche con le controparti datoriali. «Anche questo è un modo utile per spingere la Regione a scostarsi da quella politica lontana dalla realtà che continua a interpretare – spiega Petteni - e a recuperare il contatto con i problemi concreti delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori e pensionati».

Quanto al tema del welfare, la Cisl ribadisce l'intenzione di contrastare ipotesi di riforma che monetizzino il bisogno, spingendo i cittadini verso un mercato sempre più inquinato, e che cancellino i servizi sociali costruiti, anche con punte d'eccellenza, in decenni. «Questa presunta "rivoluzione copernicana del welfare" deve essere fermata dalla Regione stessa – conclude Petteni -. Dobbiamo prendere atto che per conciliare pubblico e privato non serve monetizzare il servizio ma costruire maggiore mutualità e quel "secondo welfare" che molti soggetti sociali e la bilateralità in Lombardia stanno costruendo».

r.clemente

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