Lunedì 23 Luglio 2012

Agricoltura: bilancio di metà anno
Tanti problemi, ma si resta in sella

È caratterizzato da un'alternanza di positività e criticità il bilancio di metà anno del settore agricolo bergamasco. Le anomale condizioni climatiche dei primi mesi del 2012 hanno fatto sentire i loro effetti e hanno determinato forti preoccupazioni, fortunatamente però non hanno lasciato strascichi irrimediabili. Anche se si sentono pesantemente gli effetti della crisi mondiale, dalle aziende arrivano comunque segnali di dinamicità.

«Nonostante le numerose problematiche con cui si è confrontata – afferma il presidente della Coldiretti bergamasca Alberto Brivio - la nostra agricoltura ha dato buona prova di sé e si è confermata un comparto strategico e vitale per l'economia. Purtroppo spesso l'impegno imprenditoriale dei produttori non è stato giustamente ripagato dai mercati, che hanno presentano quasi tutti i prezzi all'origine in calo».

«Questa tendenza ha minato la competitività delle aziende ma non ha scoraggiato i tanti giovani che negli ultimi mesi si sono avvicinati all'agricoltura. Le difficoltà legate alla crisi hanno pesato sui bilanci aziendali e hanno inciso anche sulle scelte imprenditoriali. Molte aziende, ad esempio, non hanno stipulato l'assicurazione contro la grandine, soprattutto nel settore vitivinicolo, esponendosi ai rischi legati alle intemperanze del clima. Una scelta derivata dalla necessità di contenere le spese visto l'aumento esponenziale dei costi di produzione, in particolare di quelli energetici».

Dopo il periodo di grave crisi, si è registrato un leggero miglioramento per l'allevamento suino, anche se la situazione non è ancora stabile. Il mercato si è finalmente ripreso, sul comparto però incombe il gravoso problema dell'applicazione della direttiva sul benessere animale che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2013. Pesano inoltre la difficoltà di accesso al credito e la scarsa liquidità determinata dall'allungamento dei tempi di pagamento delle forniture, nonché dal continuo aumento dei costi dell'energia e delle materie prime utilizzate per l'alimentazione.

Per rispondere a tale situazione diverse aziende si sono orientate verso la stipula di contratti a convenzione (soccide). Per quanto riguarda la zootecnica da latte la situazione continua ad essere critica. L'accordo sul prezzo del latte recentemente raggiunto con Italatte (0,36 € kg per i mesi di aprile e maggio e di 0,38 € da giugno a settembre) è stato peggiorativo dal punto di vista economico rispetto al precedente che era di 0,407 €.

Va rilevato che la difficile situazione dei mercati ha condizionato l'esito delle trattative e l'accordo raggiunto ha comunque bloccato i contratti con prezzi al ribasso. Ancora oggi, molti produttori si trovano ancora in assenza di contratto e questo aumenta l'incertezza nella programmazione aziendale. Le cose non sono andate meglio nel settore della zootecnia da carne, dove si è scontata la generale riduzione dei consumi che si è accentuata con il caldo.

I prezzi si sono mantenuti stazionari e su buoni livelli in quanto molti allevamenti non hanno ristallato a causa degli alti costi di produzione (soprattutto energia e alimentazione) riducendo così l'offerta di prodotto. Il comparto avicolo invece si è confrontato con una elevata richiesta di prodotto difficile da soddisfare in seguito alla riduzione dei capi in allevamento dovuta all'applicazione delle nuove norme sul benessere delle galline ovaiole; tale normativa ha anche comportato notevoli investimenti economici che non tutte le aziende sono state in grado di sostenere e quindi diverse hanno dovuto chiudere. 

«È soddisfacente l'andamento dei cereali. Per orzo e frumento le produzioni sono ottime sia come qualità ( un buon peso specifico) sia come quantità (oltre 45q.li/ha). Quest'anno si è verificato un notevole incremento della superficie coltivata a cereali e si sta assistendo a una tendenza al rialzo per le quotazioni per il frumento e per l'orzo. In aumento anche le quotazioni del mais legate alla siccità in Usa dove sono in calo le produzioni. Il mercato dei cereali risente di forti oscillazioni anche nel breve tempo. Molti produttori lasciano il prodotto in "conto deposito" presso le strutture di ammasso in attesa di una stabilizzazione dei prezzi».

Dopo aver assorbito i danni causati dallo sciopero dei Tir e dal calo delle produzioni a causa delle temperature particolarmente rigide negli ultimi mesi invernali, il settore orticolo presenta un andamento normale, in linea con quello degli altri anni dal punto di vista produttivo. Si è invece verificata una contrazione dei consumi e dei prezzi all'origine, anche per le verdure destinate alla quarta gamma.

«È interessante l'evoluzione che stanno avendo anche i comparti alternativi - precisa il direttore di Coldiretti Bergamo Lorenzo Cusimano - come la coltivazione dei piccoli frutti e delle piante officinali nonché l'allevamento delle capre. Continua a mantenersi su livelli soddisfacenti la vendita diretta effettuata in azienda o nei farmers market. Nel settore lattiero caseario si è rivelata interessante la scelta di realizzare il minicaseificio aziendale perché ha consentito ai produttori di trasformare direttamente il latte e di assicurarsi un valore maggiore».

«Si stanno dimostrando efficaci anche i canali di commercializzazione realizzati nell'ambito del progetto promosso dalla Coldiretti per la costruzione di un filiera agricola tutta italiana. Diverse Botteghe di Campagna Amica presenti in varie regioni hanno infatti iniziato a commercializzare prodotti Made in Bergamo. Elementi strategici sono stati l'elevata qualità delle produzioni e l'innovazione introdotta dai giovani che stanno riscoprendo il settore agricolo».

Dimostra una certa vivacità il comparto dell'agriturismo. Le aziende, gestite in molti casi da imprenditrici, cercano di promuovere nuovi beni e servizi a favore del consumatore e abbinano il buon cibo all'ambiente e alla cultura del luogo in cui sono inserite. Le presenze sono in calo per le difficoltà delle famiglie a causa della crisi, le aziende però sono sempre più attente ad adattare i menù proposti alle esigenze dei clienti.

Non navigano purtroppo in buone acque le aziende florovivaistiche, costrette a ridurre le produzioni per mantenere competitivi i prezzi; questo sta creando qualche difficoltà agli operatori nell'approvvigionamento di materiale da utilizzare nella creazione di giardini e aree verdi; si assiste altresì ad un forte incremento dei costi di gestione del parco macchine utilizzato.

Grosse difficoltà si avvertono negli appalti con la pubblica amministrazione, che richiede ribassi notevoli, a scapito della qualità del lavoro svolto; a ciò si aggiunge il problema dei forti ritardi nei pagamenti che creano difficoltà di liquidità alle imprese. Il comparto, stante l'attuale difficoltà economica, soffre della concorrenza di soggetti che si improvvisano manutentori senza un'adeguata professionalità ed il rispetto delle normative previdenziali e di sicurezza dei luoghi di lavoro e si propongono sul mercato del lavoro con prezzi molto bassi, facendo una concorrenza sleale alle imprese professionali.

m.sanfilippo

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