Mercoledì 09 Gennaio 2013

Ok i prodotti agricoli bergamaschi
Esportazioni cresciute del 12%

Non solo l'agroalimentare nazionale spopola all'estero, anche i prodotti «Made in Bergamo» varcano sempre più frequentemente i confini nazionali per approdare, oltre che negli altri Paesi europei, oltreoceano e nei mercati asiatici.

Vini, ortofrutta, formaggi e cereali sono i prodotti che più guardano lontano. I volumi per ora non sono particolarmente rilevanti e il sistema export non è ancora ben strutturato, ma l'attenzione degli imprenditori agricoli verso questo sbocco è sicuramente in aumento perché le potenzialità ci sono.

Sul mercato cinese, a esempio, nello scorso anno si è registrato un vero e proprio boom dei prodotti della dieta mediterranea, con l'aumento del 28 per cento delle vendita di olio, addirittura dell'84 per cento di quelle della pasta e del 21 per cento del vino.

Ma anche i formaggi si sono affermati tra i consumatori cinesi, con gli acquisti triplicati di Grana Padano e Parmigiano Reggiano e quelli di prosciutto sono addirittura quintuplicati. «Abbiamo iniziato a muovere i primi passi nel 2011 - racconta Ilaria Salera dell'azienda Salera di Martinengo specializzata nella produzione di farine, riso e altri cereali - e nel 2012 dopo aver partecipato a una fiera di settore abbiamo ricevuto moltissimi richieste da parte di aziende che riforniscono i ristoranti in diversi paesi. Oggi i nostri prodotti arrivano in Francia, Ungheria, Svizzera, Belgio e Germania. Abbiamo trattative in corso anche con realtà della Russia e del Giappone. È un fenomeno che si sta sviluppando molto velocemente».

Secondo dati stimati, le esportazioni dei prodotti agricoli bergamaschi negli ultimi due anni hanno fatto segnare mediamente un +12%, un aumento a due cifre che lascia intravedere ulteriore margini di crescita per l'affermazione del cibo bergamasco.

«Il nostro primo approccio ai mercati esteri risale al 2005 e nel corso degli anni questo canale si è consolidato - spiega Alberto Traversani, responsabile commerciale dell'azienda vitivinicola La Rocchetta di Villongo -. Oggi il 30% del nostro fatturato deriva dalle esportazioni e puntiamo ad arrivare al 70%. Vendiamo il nostro vino in Danimarca, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Croazia, Svizzera, Francia, Giappone, Cina, Brasile. Abbiamo in corso contatti anche con altri paesi. Le possibilità ci sono perché il Made in Italy è sinonimo di qualità ed eccellenza ed è molto ricercato all'estero».

In occasione delle festività natalizie appena trascorse, i prodotti agricoli bergamaschi sono stati apprezzati dagli stranieri anche come idea regalo. «Due importanti aziende svizzere - dice Manuela Ghidini titolare della Tenuta degli Angeli di Carobbio degli Angeli - come strenna natalizia per i loro clienti hanno voluto un grosso quantitativo dei nostri prodotti: vini, marmellate, Balsamo degli Angeli e olio. La qualità è sicuramente l'aspetto che più premia e che esercita una forte attrazione sugli stranieri. Sono venuti a visitarci una domenica e hanno voluto conoscere e degustare le nostre proposte prima di sceglierle. È stata una bella opportunità per far conoscere il nostro lavoro e il nostro territorio».

Per la Coldiretti bergamasca le potenzialità dei prodotti agricoli provinciali possono essere ulteriormente valorizzate anche su questo fronte e possono giocare un importante ruolo di traino per il settore e l'economia locale unitamente al sistema basato sulla filosofia del «Km zero».

«Ci dobbiamo convincere che la nostra identità è una ricchezza da valorizzare per distinguerci nel grande mare della globalizzazione - sostiene il presidente della Coldiretti di Bergamo Alberto Brivio -; il valore dell'italianità è proprio uno degli elementi centrali del progetto di Coldiretti per la Filiera Agricola Italiana. Siamo convinti che si debba puntare su quei prodotti, quei manufatti, quelle modalità di produzione che sono espressione diretta del dell'Italia, dei suoi territori, delle sue risorse umane».

«La partita del rilancio dobbiamo giocarla anche con la nostra capacità di essere diversi e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con costi per noi irraggiungibili. E questo lo dobbiamo mettere in pratica anche nella nostra provincia, creando le giuste sinergie e facendo tesoro delle nostre tradizioni, della nostra creatività, del nostro paesaggio e di tutto ciò che di bello e unico ci lega al nostro territorio».

m.sanfilippo

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