Mercoledì 16 Gennaio 2013

«Il mio mandato è finito»
Zanetti lascia il timone di Ubi

Era il luglio 1985. Emilio Zanetti assumeva la presidenza della Banca Popolare di Bergamo. Succedeva a Lorenzo Suardi, che dopo trent'anni lasciava la guida dell'istituto per diventarne il presidente onorario. Ventotto anni, mese più mese meno, e molta strada dopo, Zanetti, 81 anni compiuti a ottobre, conferma che con l'assemblea di fine aprile lascerà il timone di Ubi Banca, un gruppo che, partendo dalla Popolare, si è ritagliato un posto di primo piano nel sistema del credito nazionale: quarto per raccolta e impieghi, quinto per sportelli, terzo per capitalizzazione di Borsa. Da tempo l'assemblea elettiva si preannunciava come una tappa di svolta nella vita dell'istituto di piazza Vittorio Veneto. E si parlava di un cambio generazionale. Ora Zanetti conferma: «Termino il mio mandato». Il presidente del Consiglio di gestione, dunque, non si ripresenterà al prossimo rinnovo dei vertici di Ubi Banca. Gli addetti ai lavori avevano letto un anticipo delle sue intenzioni già nelle dichiarazioni rilasciate a luglio dopo la nomina a presidente di Assopopolari. «Ho precisato che il mandato è a termine: mi darò da fare per ricercare una soluzione che ottenga un largo consenso, individuando chi dovrà essere il presidente dal prossimo anno», aveva dichiarato al nostro giornale parlando di Assopopolari. Previsioni e voci a parte, oggi è certa la non ricandidatura di Zanetti al vertice di un grande gruppo costruito nel giro di pochi anni: prima, nel 2003, con il matrimonio fra la Popolare di Bergamo e Comindustria in Bpu e poi, nel 2007, con la fusione tra Bpu e la bresciana Banca Lombarda e Piemontese. «Ho terminato il mio servizio», ha detto in alcune occasioni a chi gli chiedeva notizie sul futuro. Quello che va a concludersi è il secondo mandato di Zanetti alla presidenza del Consiglio di gestione, ruolo che assunse la prima volta al momento della fusione nel 2007 e che gli venne riassegnato al rinnovo del 2010. Ora si volta pagina. Ma l'ultima tappa dell'impegno di Zanetti nel mondo bancario, in verità, sarà un ritorno alle origini. Per un anno, infatti, manterrà la presidenza della Popolare di Bergamo: «Quando uno ha un incarico - commenta - lo deve portare a termine». Quindi, fino alla scadenza naturale del mandato che sarà nel 2014. A questo punto, per quanto riguarda Ubi si aprono i giochi per la successione e anche in questo caso non è da oggi che le voci si rincorrono, tra indiscrezioni e chiacchiere. Quel che è certo è che toccherà al Consiglio di sorveglianza eletto dall'assemblea assegnare i posti di governo, compreso quello di consigliere delegato, oggi ricoperto da Victor Massiah. Per inciso: nella tradizione bergamasco-bresciana, che discende dalla fusione tra ex Bpu ed ex Lombarda, il Consiglio di sorveglianza, che nomina quello di gestione, è composto da 23 membri, metà area Bergamo e metà area Brescia più uno esterno, che alla tornata del 2010 toccò a Giuseppe Zannoni, imprenditore reggiano della lista di minoranza «1000 Miglia».

Il ticket Bergamo-Brescia
Ma torniamo ai posti di vertice. È ancora tutto in divenire e la valutazioni non sono chiuse. Si sa però che le riflessioni sull'asse Bergamo-Brescia sono aperte e tra gli scenari più accreditati e ricorrenti per la presidenza da una parte del Consiglio di sorveglianza e dall'altra di gestione ci sarebbe il ticket Andrea Moltrasio e Franco Polotti. Moltrasio, classe 1956, già presidente degli industriali bergamaschi e vicepresidente di Confindustria nazionale, è stato in Consiglio di sorveglianza di Ubi dal 2007 al 2010 e da allora è nel Consiglio di gestione. Polotti, classe 1954, imprenditore bresciano, è presidente del Banco di Brescia e pure membro del Consiglio di gestione di Ubi. Sono voci e il quadro è ancora tutto da definire. Il binomio, tuttavia, avrebbe dalla sua il rispetto del patto di alternanza alla guida dei due Consigli fra le due componenti della banca, quella bergamasca e quella bresciana. Alla richiesta di un commento sull'ipotesi Moltrasio-Polotti, Zanetti rinvia a tempo debito: «Sono due ottimi nominativi, con requisiti di onorabilità, indipendenza e professionalità. Ma non c'è nulla di deciso. Le decisioni saranno prese dal Consiglio di sorveglianza a suo tempo. Oggi è tutto prematuro». E sulla scia del ricambio generazionale, è facile immaginare che quella di Zanetti non sarà l'unica uscita di scena. Potrebbe esserci una sorta di linea di demarcazione ideale, per cui i consiglieri che hanno più di 80 anni non si ripresenterebbero.

Fra gli altri, è molto probabile che non si ricandiderà Giuseppe Calvi, 81 anni, vice presidente vicario del Consiglio di sorveglianza, che sta guidando in prima persona da poche settimane, dopo la scomparsa del presidente Corrado Faissola. E oltre a Calvi potrebbero fare un passo indietro anche altri consiglieri in carica.

La corsa al libro soci
Nel frattempo, ieri, si è tenuto l'ultimo Consiglio di gestione utile per esaminare le richieste di ammissione a libro soci, passaggio che dà titolo al voto in assemblea, e a quanto risulta ci sarebbe stata una corsa all'iscrizione. Secondo indiscrezioni, infatti, sarebbero più di 3 mila le persone che avrebbero presentato domanda nell'ultimo mese e mezzo. Fatte le verifiche del caso, se fossero tutte accolte il numero complessivo dei soci di Ubi lieviterebbe ben oltre quota 85 mila. E di rimbalzo anche il numero dei soci che poi effettivamente parteciperanno all'assemblea di aprile potrebbe lievitare. L'anno scorso le richieste furono attorno a quota 6 mila e le presenze in proprio o per delega più della metà.

La data dell'assise, che sempre in una logica di alternanza si terrà quest'anno a Bergamo dopo l'appuntamento del 2012 alla Fiera di Brescia, non è ancora stata fissata. Per tradizione, se la giocano gli ultimi sabati di aprile. L'anno scorso fu il 28. Quest'anno, si oscilla fra il 27 e il 20 e non è escluso che la seconda ipotesi possa prevalere. Da qui ad allora si continuerà a lavorare sul versante candidature. E non solo sulla direttrice Bergamo-Brescia nel segno della continuità. Anche per il fronte del dissenso guidato da Giorgio Jannone, deputato del Pdl che non sarà in corsa alle prossime elezioni politiche, arriverà il momento di scoprire le carte. Ieri intanto sono scaduti i termini per la presentazione delle domande di accesso a pensione o prepensionamento. Il piano di riorganizzazione di Ubi ha fatto il pieno: quando ancora mancava una settimana alla scadenza, le richieste presentate erano già a quota 900, ben oltre il tetto delle 650 uscite previste. Un punto a favore dell'accordo di novembre che il sindacato, per bocca della Fabi, non ha mancato di sottolineare: «I lavoratori l'hanno apprezzato».

Silvana Galizzi

a.ceresoli

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