Martedì 04 Giugno 2013

Contrattazione, più forza al sociale
Cisl spinge sul welfare territoriale

Sulla conciliazione tra vita e lavoro la Cisl di Bergamo - scrive il sindacato in un comunicato - ha speso negli ultimi anni buona parte delle sue azioni e ricerche. Si può affermare che molta parte della discussione attorno alla questione sia partita dagli stimoli che la Cisl con i suoi documenti e le sue indagini ha prodotto a livello territoriale.

Per questo, a seguito del convegno organizzato dall'Asl alla Borsa Merci di via Petrarca, Elena Colombo, responsabile del Coordinamento Donne della Cisl orobica, ritiene che «la conciliazione famiglia-lavoro, che nelle azioni concrete si traduce in welfare, è da considerare, oggi e nel prossimo futuro, un tema innovativo ed una opportunità di civiltà».

Nella conciliazione, l'occupazione, l'organizzazione del lavoro, la rete dei servizi e della qualità della vita, sono progetti fondamentali ed imprescindibili nella visione complessiva della costruzione della nostra società e nella ricrescita del Paese.

La necessità di conciliare in modo equilibrato vita e lavoro - scrive la Cisl - è diventata nel corso degli anni un'esigenza sempre più sentita a causa dei cambiamenti legati sia alla forza lavoro, ma anche alla famiglia che, nel corso degli ultimi decenni, ha subito una delle trasformazioni più significative: sempre più famiglie composte da partner che lavorano entrambi e sempre più persone, donne e uomini, con responsabilità di cura non solo per i figli, ma anche per persone anziane o disabili.

Già nei giorni scorsi, l'Osservatorio Contrattazione della Cisl lombarda, ha presentato alcuni dati riguardanti lo stretto rapporto tra contrattazione territoriale e welfare.

“La crisi – si legge nel rapporto - ha avuto un impatto abbastanza evidente sulla contrattazione e il primo effetto è stato una diminuzione della contrattazione del salario. Già rapportando il 2010 con il 2011 registriamo un forte aumento degli accordi sul welfare, che si attesta sul 60%. Sono aumentati anche gli accordi sull'ambiente, sull'inquadramento, sull'orario e sulla formazione. Il salario invece è calato del 18,5%. Ovviamente il salario resta sempre l'argomento più gettonato, però è significativo che, restringendosi le risorse a disposizione, gradualmente si è passati dal rivendicare salario al rivendicare invece miglioramenti normativi che hanno anche degli effetti salariali, ma indiretti.

Tra i 203 accordi sul welfare pervenuti all'Osservatorio, 44 sono sulla previdenza integrativa, 36 sull'assistenza sanitaria, 12 sugli asili e gli asili nido, 17 sui lavoratori stranieri, 34 sulle fasce povere della popolazione, 109 su altri temi (in particolare maternità, malattia, diritto allo studio). Molti riguardano più temi contemporaneamente.

In concreto gli accordi prevedono una partecipazione delle aziende alle spese (private) sostenute per affrontare questi problemi. Quindi per il diritto allo studio, l'azienda eroga borse di studio o partecipa al pagamento delle tasse e dei libri di testo; in caso di maternità sono previste integrazioni al trattamento contemplato dai contratti nazionali, ulteriori permessi retribuiti rispetto a quelli canonici, ecc.”

“Il 2014 – continua Elena Colombo - è stato individuato dal Parlamento Europeo come  Anno europeo per la conciliazione tra la vita lavorativa e la vita familiare. La CISL di Bergamo, nell'ambito del tavolo provinciale promosso dall'ASL per la conciliazione, spinge perché su questi temi si rafforzi il 2° livello della contrattazione.

Gli strumenti della conciliazione devono essere affidati alle parti sociali. La sperimentazione di azioni positive finanziate, piuttosto che la contrattazione di secondo livello aziendale o le esperienze territoriali messe in “rete”, cioè conosciute e condivise da tutti gli attori  coinvolti nel “sistema” consolidano sul territorio la cultura che conciliazione, welfare e benessere sono elementi inscindibili e valorizzanti della comunità”.

“Se partiamo dal presupposto che il piano di intervento territoriale del 2011 focalizza con enfasi la necessità di un forte coinvolgimento delle imprese, ci pare che l'obiettivo sia ancora considerevolmente lontano.
Inoltre, punto di debolezza è la gestione centralizzata in Regione Lombardia delle risorse, tramite la politica dei bandi, e che rimane dispersiva e poco puntuale .

La programmazione degli interventi e la relativa gestione delle risorse deve essere demandata a un tavolo di regia territoriale, attraverso il dialogo costruttivo fra le parti che consentirebbe di conseguire meglio gli obiettivi.
Il nostro obiettivo – conclude Colombo - deve rimanere quello di costruire un intreccio tra pubblico e privato, con la rete dei servizi territoriali: la conciliazione non può più essere avulsa dalle politiche generali sul welfare.
La politica sulla conciliazione, non solo di genere, deve legarsi  a una visione più generale  che metta in relazione il pubblico e privato: tramite appositi fondi di mutualità in grado di implementare la rete dei servizi”

r.clemente

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