Venerdì 04 Settembre 2009

«In Italia esistono altri strumenti»
I sindacati: no alla proposta Exide

Una proposta che proprio non si accorda, secondo il sindacato, con l’applicazione del diritto dei lavoratori in Italia. L'idea della multinazionale metalmeccanica americana Exide (che produce batterie automotive e accumulatori elettrici) non è piaciuta a lavoratori e sindacati dell’insediamento industriale di Romano di Lombardia (circa 400 lavoratori), in Italia il più importante del gruppo.

La proposta di obbligare i dipendenti a prendere 5 giorni di permesso non retribuito entro la fine del mese per contenere i costi senza intaccare i volumi dell’organico è stata materia di discussione di un’assemblea dei lavoratori che si è tenuta mercoledì scorso, 2 settembre.

“Se l’azienda ha bisogno di ridurre le ore complessivamente lavorate, esigenza che, tra l’altro, non riguarda lo stabilimento di Romano, in Italia esiste uno strumento come la Cassa Integrazione Ordinaria che è stata istituita allo scopo” hanno detto, tutti d’accordo, Sergio Rota della FIOM-CGIL, Luca Nieri della FIM-CISL e Pietro Rizzoli della RSU.

“La decisione è stata presa in America e richiede la sua applicazione a tutte le aziende del gruppo a livello mondiale. Eppure, a Romano non esiste un problema di costi dovuti ad eccedenza di personale. Risale al mese di aprile l’accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali per una riorganizzazione degli uffici che colloca in mobilità 10 lavoratori entro la fine dell’anno. Inoltre, negli uffici si svolgono ancora ore straordinarie e gli impiegati di Romano di Lombardia hanno un residuo ferie molto elevato. Vista da qui, poi, , non si capisce il senso di questa direttiva generale perché lo stabilimento di Romano, che produce batterie per automobili, avrà bisogno, come annunciato dalla Direzione Aziendale, di assumere circa 40 lavoratori interinali per far fronte all’aumento della produzione. La proposta di Exide, anche se diversa nelle modalità, è simile a quelle già fatte da altre aziende che ritengono che l’uscita dalla crisi debba passare attraverso una riduzione del salario e dei diritti dei lavoratori. Che in particolare il salario debba essere, a tutto tondo, una variabile dipendente all’andamento aziendale. Per noi, inaccettabile”.

L’assemblea degli impiegati di Exide, in piena sintonia con le organizzazioni sindacali e con la RSU, non ha condiviso, dunque, la proposta della Direzione Generale del gruppo americano. I lavoratori ritengono che in ogni stabilimento a livello locale, “in autonomia, si possano trovare soluzioni per migliorare l’insieme della competitività del gruppo, come del resto, a Romano, è stato fatto anche in passato. Lo stesso deve valere ad ogni livello della scala gerarchica del gruppo, compresi i vertici, ognuno per le responsabilità che competono. Per noi sono inaccettabili e sbagliate decisioni prese dall’alto che tendono a scaricare le responsabilità altrui e i costi della crisi sui lavoratori, senza tenere conto delle specificità normative e organizzative di ogni singolo Paese e di ogni singola azienda”.

a.ceresoli

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