Sabato 25 Gennaio 2014

Bresciani: «Ai lavoratori non serve

un sindacato di opposizione, ideologico»

Luigi Bresciani
(Foto by Zanchi)

Ci sono solo pochi passi a dividere l’ufficio di Luigi Bresciani, segretario generale della Cgil di Bergamo, da quello della Fiom. Eppure, i delicati equilibri all’interno della Camera del lavoro si giocano tutti lungo quel corridoio.

Il XVII Congresso della Cgil, le cui giornate conclusive si terranno, a livello provinciale il 6 e 7 marzo, mentre a livello nazionale il 6, 7 e 8 maggio, si preannuncia all’insegna dei colpi di scena proprio per via dei rapporti - non proprio idilliaci in questo momento - fra le due organizzazioni. Anche il calmissimo Bresciani, seduto dietro la sua scrivania, si accalora nel toccare certi temi, per poi riprendere subito il suo solito aplomb.

«Mi faccia dire subito una cosa».

Dica.

«Vorrei evitare che questo congresso diventasse la platea per una discussione inconcludente».

Può essere più preciso?

«Ai lavoratori non serve un sindacato di opposizione, in conflitto permanente, o, se vogliamo, ideologico».

Sta tracciando l’identikit della Fiom?

«Sto dicendo che il mestiere del sindacato è quello di raggiungere accordi ricercando le opportune mediazioni. Altrimenti è meglio fare un altro lavoro che è quello del rivoluzionario. Bisogna misurarsi con la realtà e, sì, in certi casi mettere in campo i rapporti di forza. Il sindacato, però, non dovrebbe vedere il nemico nelle imprese, piuttosto un luogo di occasione per il benessere e la crescita. Ma il vero punto è che facciamo fatica a rappresentare i lavori “dispersi” e precari».

Ma tutta la partita sulla rappresentanza sembra andare in un’altra direzione, quella cioè che cerca ancora il consenso nelle fabbriche.

«La paura delle persone di perdere il posto di lavoro ha aumentato le difficoltà anche per il sindacato».

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