«Cambiare vita si può, noi  l’abbiamo fatto» Storie di imprenditori coraggiosi del 2018
Gli imprenditori che hanno avuto il coraggio di rischiare e cambiare vita nel 2018

«Cambiare vita si può, noi l’abbiamo fatto»
Storie di imprenditori coraggiosi del 2018

«La strada è dura, ma bisogna crederci»: dalla biologa che organizza eventi al venditore di auto che cucina bio. Ecco le storie di chi ci ha provato a cambiare vita.

«Ho messo insieme tutte le conoscenze acquisite e ho creato una macchina - che ho brevettato - per la cottura sottovuoto a basse temperature». Come Matteo Breda, oggi imprenditore, altri cinque «colleghi» hanno rivoluzionato la propria vita, reinventandosi un lavoro. Si sono raccontanti alla tavola rotonda «Il coraggio di rischiare – Storie di imprenditori che hanno scommesso su un’intuizione», coordinata dal giornalista Max Pavan e organizzata da Bergamo Sviluppo, su proposta del Comitato per la Promozione dell’imprenditorialità femminile di Bergamo .

Breda (Food Service) lavorava nel mondo dell’elettronica, ma ha deciso di cambiare per «imparare qualcosa di nuovo e sono andato a lavorare in un ristorante». Poi in una macelleria dove «ho imparato a fare la cottura allo spiedo». Si è approcciato alla cottura a basse temperature sottovuoto e ha creato una nuova macchina che si sposa bene con la ristorazione. Portandola poi pure nelle cucine domestiche e anche questa scommessa «è andata bene».

La sua è una storia di realizzazione, ma «quanto è dura la strada – ha ricordato – però bisogna crederci, prefissarsi un obiettivo e perseverare». Isabella Beretta (Feste Bimbi), biologa, è passata dal laboratorio all’organizzare eventi e intrattenimento per i bambini. «Ho concretizzato il mio sogno – ha affermato –: al liceo frequentai il corso di comico-terapia per i bambini in ospedale e mi è sempre rimasta questa passione». Dopo l’università, il lavoro di biologa, ma «non ero felice». Ha deciso di rischiare, e ha iniziato la nuova attività coinvolgendo alcuni collaboratori: «Spero che tutti cerchino di realizzare ciò che li rende felici».

Lo stesso entusiasmo, nonostante la «consapevolezza che può non andare bene», è nelle parole di Davide Reposo (Happy salad). Ex venditore di auto, il lavoro gli piaceva, ma «non lo sentivo più mio». La sua passione è sempre stata cucinare. Si è quindi messo al lavoro per realizzare «piatti sani e genuini, che facciano bene a noi stessi».

Una passione diventata successo è il percorso di Antonio Terzi (Birrificio indipendente Elav). Lavora fin da giovane nei locali, studia la storia delle birre che «raccontano» di chi le ha create. Poi l’idea: «Perché non creare una birra che è la mia storia?». Sorride nominando Elav: «Per me è un’entità a sé, le mie scelte sono votate a un futuro lontano e spero che la sua strada, al di là di me, sia lunga». Terzi ha seguito il desiderio di «creare qualcosa che sia amore verso il pubblico, perché la birra è amore».

L’architetto Valentina Sala (Fit your time), a cui proposero persino un lavoro in Cina, ha chiuso con matite e squadre e ha portato il benessere nelle aziende. È iniziato da una consapevolezza: «Voglio fare l’imprenditrice, non mi sento gratificata per quello che faccio». Ha iniziato a informarsi e si è focalizzata sulla cura della salute all’interno di aziende dove porta professionisti che si occupano del «benessere dei dipendenti nel luogo di lavoro». Il percorso non è stato facile, ma la sfida è vinta. Un successo è anche quello di Roberto Janniello (Time Changers) arrivato con un orologio - in cui si fonde la precisione con l’arte delle armature - fino alla Fiera di Basilea. Janniello continua col suo lavoro di risk manager in una multinazionale (è ingegnere elettronico), ma ha coltivato il suo sogno di «dare sfogo a imprenditorialità e creatività». Le prime vendite sono state fatte a Singapore, Mosca, Cipro e Italia. «Il percorso vale la posta».


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