Cibi sì, lampadine no nei festivi  E c’è chi resta chiuso nel weekend

Cibi sì, lampadine no nei festivi
E c’è chi resta chiuso nel weekend

I supermercati ci sono, riforniti, attivi e messi in sicurezza, ma adesso alcuni marchi annunciano le prime chiusure nei giorni festivi per permettere al personale di riposare.

Non è una situazione facile quella che si vive nella Grande distribuzione bergamasca col personale impegnato anche a far rispettare le adeguate distanze di sicurezza.

E se il decreto evidenzia giustamente che nel weekend sono acquistabili solo beni di prima necessità, c’è invece chi vorrebbe approvvigionarsi un po’ di tutto. Da qui, parte della clientela vorrebbe anche in quei giorni comprare non solo cibo ma un quaderno o una lampadina, con Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione che ha definito la situazione «confusa e complessa», spiegando che «questo significa rendere inaccessibili reparti e ridurre spazi calpestabili utili per il mantenimento delle distanze previste». I marchi della Gdo confermano però il doppio trattamento feriale e festivo delle corsie. Esselunga spiega che sabato e domenica i prodotti tessili, casalinghi, cartoleria, intimo e giocattoli sono esclusi alla vendita. Alessandro Maffeis direttore dell’Iper di Seriate conferma: «Durante il weekend sono chiuse le corsie del non alimentare».

A questo tema si aggiunge l’appello dei sindacati che chiedono a gran voce una seria ridefinizione degli orari e dei giorni d’apertura dei supermercati, garantendo una maggior tutela ai lavoratori.

«Vanno regolamentati gli orari- spiega Alberto Citerio, segretario generale Fisascat-Cisl Bergamo -: non serve che i supermercati siano aperti la domenica e fino alle nove di sera. Tanto più che una chiusura settimanale consentirebbe alle aziende di fare le dovute sanificazioni». Più che sulla poca chiarezza dei prodotti vendibili o meno, dunque i sindacati puntano il dito sulla necessità di garantire orari e turni. Citerio aggiunge: «Anche in questo settore il personale in malattia sfiora il 30% e ci sono lavoratori e lavoratrici part-time che stanno facendo turni di 40-50 ore a settimana per coprire le assenze». Mario Colleoni, segretario generale Filcams Cgil Bergamo spiega: «Ritengo che i lavoratori del settore stiano svolgendo un compito sociale importantissimo e come cittadini abbiamo il dovere di sostenerli. Invece nei supermercati si creano raggruppamenti e il personale è preoccupato». Entrambi i segretari si auspicano che sia il governo a imporre la chiusura domenicale e la riduzione d’orario, ma la decisione non sembra essere all’orizzonte. Per questo alcuni marchi hanno deciso autonomamente di intervenire comunicando le prime chiusure. Coop annuncia una «scelta di coscienza» chiudendo oltre 1.100 punti vendita per le prossime due domeniche (22 29 marzo). Allo stesso modo Conad Centro Nord ha deciso di tenere chiusi per le prossime due domeniche, in via del tutto straordinaria, i punti vendita lombardi, mentre dal lunedì al sabato la chiusura è anticipata alle 19. Stop domenicale anche per Aldì, mentre annunciano la serrata per domenica 22 anche Eurospin e Penny market che sul proprio sito motiva così la decisone: «Per permettere alle nostre persone di potersi fermare, di riposare, di passare una giornata con le proprie famiglie».


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