Delocalizzare, restando in Italia L’esempio del Cotonificio Albini
Fabio Albini controlla un tessuto. Con lui un operaio e Fulvio Nicoli

Delocalizzare, restando in Italia
L’esempio del Cotonificio Albini

Ci si arriva percorrendo una strada tra gli ulivi e i fichi d’india, con il vento che muove le pale eoliche installate nella zona. Mottola, nella provincia di Taranto, parla bergamasco da undici anni. Nel 2004 il Gruppo Albini ha investito nel Sud Italia quando tutti delocalizzavano all’estero.

Da Albino, invece, «la scelta, un po’ anche la sfida - commenta il presidente Silvio Albini – di restare fedeli al made in Italy, espressione della qualità del nostro lavoro». Sabato 24 ottobre, per la prima volta, lo stabilimento pugliese ha aperto le porte al territorio, con un open day che ha richiamato le istituzioni locali, ma soprattutto i lavoratori e le loro famiglie, alla scoperta di come si fanno i tessuti «più belli al mondo» si legge in una proiezione nella quale il cotone viene raccontato a partire dalla raccolta nei campi d’Egitto e di Barbados. Nello stabilimento il filato già tinto e su rocca passa attraverso le numerose fasi che lo portano a essere tessuto e trasferito a Brebbia per il finissaggio. «Mottola è un centro d’eccellenza aziendale, il più intensivo con una produzione di altissima qualità, usato principalmente su partite più lunghe, ma anche per quelle più veloci» commenta Andrea Albini, direttore tecnico e di Sviluppo industriale, in Puglia insieme anche a Fabio e Stefano Albini.

Qui si lavora sette giorni su sette e si producono circa 3,4 milioni di metri di tessuto all’anno: «Abbiamo iniziato con 84 dipendenti, ora siamo a 126 – continua Silvio Albini -. La scelta di restare in Italia è stata strategica: ci ha permesso maggiore controllo sulla qualità, più efficienza gestionale, concentrando qui le lavorazioni che avevamo parcellizzato in numerose tessiture italiane: undici anni fa avevamo quasi il 40% della tessitura da terzisti, il lavoro di circa 150 telai. Mottola, e subito dopo lo stabilimento in Repubblica Ceca, hanno portato in casa questa fetta di lavoro».

Lo stabilimento pugliese, con un fatturato nel 2014 di 6 milioni di euro (+24% rispetto al 2013), ha già avviato un nuovo piano di investimenti: «Lo abbiamo aperto dal nulla con un investimento totale di circa 25 milioni di euro. Ora abbiamo installato 25 nuovi telai per perfezionare la produttività, sempre del gruppo Itema». In tutto ora sono 80, con anche un nuovo macchinario: «Una incorsatrice automatica che permette di rendere ancora più efficiente il lavoro sul filato» continua Andrea Albini. Un investimento di circa 500 mila euro che va a sommarsi a un impegno sulla sostenibilità: «Due impianti fotovoltaici e una pala eolica: Mottola è uno dei nostri stabilimenti più moderni». Perché l’attenzione al risparmio energetico è sempre più forte nella filosofia dell’azienda: «Abbiamo rinnovato tutti gli impianti di condizionamento con grandi benefici in termini di risparmio energetico e miglioramento del controllo climatico della sala telai – spiega Andrea Albini -: possiamo dire che i nostri tessuti sono a impatto ecologico molto basso e che in alcuni momenti della produzione siamo completamente autonomi dal punto di vista energetico».

Senza dimenticare il valore sociale e culturale di un open day come questo, con un’alta affluenza di persone dal territorio: «Abbiamo investito in un’area che non conosceva il tessile: i dipendenti sono stati seguiti e formati, anche ad Albino, in un continuo legame tra le nostre due realtà, dimostrando entusiasmo e grande passione» continua Silvio Albini. Trade union la fa anche, in particolare, Fulvio Nicoli: originario di Albino, dove ha iniziato giovanissimo come operaio semplice. «Dopo anni esperienza, data la sua competenza, gli è stato affidato il progetto di Mottola dove è direttore di stabilimento». Storie di lavoro e di azienda: «Aprire al territorio il nostro mondo è gratificante – continua Andrea Albini -, è un modo per condividere la soddisfazione e l’importanza di esportare nel mondo un prodotto del made in Italy».

Con tanto di premio finale: Il Consorzio Gestione Servizi dell’area industriale ha consegnato alla famiglia Albini una targa per ringraziare dell’impegno sociale ed economico sul territorio.


Fabiana Tinaglia Giornalista de L'Eco di Bergamo

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