Il timore di Confesercenti: pochi aiuti dal decreto Sostegni ter. Paura per chiusure e licenziamenti nel settore turistico

A livello nazionale, le associazioni del turismo unite lo hanno già dichiarato in un comunicato congiunto: le promesse fatte dal ministro Massimo Garavaglia sono andate deluse e il timore è quello di nuove chiusure. Parlano Assoviaggi, Federagit e Aigo.

Il settore turistico auspicava che all’interno del decreto Sostegni ter ci fosse una proroga della cassa Covid, mentre il Governo ha scelto di mettere a disposizione delle imprese in crisi gli strumenti ordinari che sono stati oggetto di riforma, con la sola esenzione sul contributo addizionale a carico dei datori di lavoro. Una soluzione contestata dalle associazioni del settore, che sottolineano come le procedure legate agli ammortizzatori ordinari previsti dal decreto sono molto più lunghe e complesse di quelle della cassa Covid e le imprese e i lavoratori del turismo organizzato - che hanno già esaurito la fruizione dei periodi concessi al 31 dicembre 2021 - non possono più permettersi di attendere tempi lunghi e incerti. Le aziende saranno quindi costrette a licenziare a breve migliaia di lavoratori.

Sui sostegni economici destinati dal decreto al settore, l’incremento del Fondo Unico per il turismo da 120 a 220 milioni risulta irrisorio, vista l’ampia platea di beneficiari a cui è rivolto lo strumento (strutture ricettive, agenzie di animazione, guide e accompagnatori turistici, imprese di trasporto turistico, agenzie di viaggio, tour operator). Tour Operator e Agenzie di Viaggi sono aziende ancora ferme per via di un decreto - risalente a marzo 2020 - che impone il divieto di spostamento per motivi di turismo verso molti Paesi esteri. A fronte di tale divieto era atteso un indennizzo specifico stimato dalle Associazioni coinvolte in almeno 500 milioni di euro per i danni subiti nel 2021, non ancora ristorati da alcun provvedimento.

Il mancato prolungamento della moratoria sui finanziamenti, mutui e prestiti, inoltre, sta già lasciando dei caduti sul campo e molte di più saranno le imprese che subiranno pesanti conseguenze fino alla definitiva chiusura, se non si interverrà in modo mirato.

In Italia il comparto conta 13.000 imprese che nel 2019 fatturavano 13,3 miliardi di euro. Nel 2020 il fatturato è sceso a 3,1 miliardi, con una perdita rispetto al 2019 pari al 76,69%, mentre nel 2021 si è attestato intorno a 2,5 miliardi, facendo registrare una perdita ancora più significativa rispetto al 2019 (81,20%).

«In questo caso si può dire che i dati nazionali corrispondono a quelli locali - commenta Matteo Marcassoli, presidente di Assoviaggi Confesercenti Bergamo, - anche se non mi sento di dire che i ristori non sono arrivati, piuttosto che sono insufficienti per sostenere una vera ripartenza. Nel 2021 le agenzie di viaggio hanno cercato di restare in piedi con le loro forze, ma se il 10% delle agenzie viaggio di Bergamo e provincia ha già chiuso, è possibile che un altro 10% chiuderà nel 2022 senza una reale ripresa del mercato, mentre chi è più strutturato ridurrà il personale. A pesare - conclude Marcassoli, - è anche il caro bollette e l’arrivo di spese che non sono preventivate in un momento di scarsa liquidità».

Una situazione simile è quella delle guide turistiche bergamasche, come racconta Sara Cologni di Federagit Confesercenti: «Se nel 2020 noi guide turistiche avevamo subìto un colpo così pesante con la perdita del 99% del lavoro, quantomeno avevamo ricevuto sostegni più “adeguati” per aiutarci a superare l’anno pagando contributi previdenziali, quote associative e spese di tenuta contabilità a prezzo pieno. Nel 2021 i sostegni che ci sono stati destinati, si sono ridotti, forse perché qualcuno ha peccato di ottimismo nei nostri confronti. A Bergamo si sono visti diversi turisti nelle piazze, le vie, i ristoranti, le gelaterie, i bar, ma sono gran pochi quelli che hanno richiesto il servizio guida della città. Quindi quando guardiamo ai dati sul turismo che è ripartito, forse occorre farlo con maggiore attenzione per mettere a fuoco chi veramente è riuscito a ripartire».

Paolo Prestini, presidente dell’associazione «Bergamo B&B» aderente ad Aigo Confesercenti aggiunge: «In questi ultimi due mesi non c’è in giro nessuno e finché le norme non saranno più chiare e meno stringenti temo che resterà così. Lo scorso anno si è lavorato da giugno a dicembre (ma con listino prezzi più bassi e quindi con redditività inferiore), quest’anno si rischia di fare lo stesso se non tornano i voli e i turisti. Nel frattempo all’appello mancano diversi ristori tra quelli promessi ma, - conclude, - le strutture stanno provando a resistere. Erano più di 800 strutture ricettive extralberghiere in città prima del Covid e secondo i dati che abbiamo il numero è calato a poco più di 700».

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