Martedì 11 Settembre 2012

Imu, Comuni «fotocopia»
ma le aliquote sono diverse

«Al di là delle interpretazioni un po' troppo professorali, l'IMU è in realtà una patrimoniale mascherata, con la quale i Sindaci, anche qui in Bergamasca, dovevano misurarsi più politicamente». Lo scrive il parlamentare bergamasco dell'Italia dei Valori, Sergio Michele Piffari, fornendo anche una tabella sulle aliquote adottate da molti Comuni della Bergamasca (vedi allegato).

«E' facile oggi dire che questo sistema tributario è solo  un imposizione che arriva dallo Stato e  che si è arrivati a fare gli esattori controvoglia - prosegue Piffari -, ma non è vero. Il motivo come è facile immaginare, risiede nel fatto che nessuno si è posto la questione della gestione di quel monte di denaro che rimarrà alle amministrazioni, perché oramai si dà per scontato che le spese, in special modo quelle pubbliche, debbano essere sostenute comunque. Niente di più assurdo, perché il cittadino  deve sapere  dove finiscono i suoi soldi, il perché vengono spesi a supporto di un servizio, e soprattutto dovrebbero essere informati sul perché si decida di non ridurre le spese, che tradotto in soldoni significherebbe pagare meno tasse, che in questo grave periodo economico non sarebbe cosa da poco».

«L'IMU pertanto è ancora, ed in maniera più beffarda, uno stratagemma politichese, che ha permesso ancora una volta di aumentare la pressione fiscale, gallina dalle uova d'oro per l'utilizzo allegro dei soldi pubblici».

«I Comuni hanno avuto tempo fino al 30 giugno per stabilire le aliquote territoriali e ne avranno fino al 30 settembre per intervenire con ulteriori modifiche, sulla base del gettito del primo acconto. Oltre a ritoccare le aliquote IMU, i Comuni possono: azzerare l'IMU sulla prima casa agendo sulle detrazioni , ridurre a 0,4% l'aliquota per immobili non produttivi di reddito fondiario (es.: immobili d'impresa per esercizio attività), immobili di soggetti IRES, immobili locati e ridurre a 0,1% l'aliquota per fabbricati rurali ad uso strumentale».

«Partendo da questi elementi insindacabili - continua Piffari - è diverso valutare come le amministrazioni locali abbiano  deciso su questa tassazione, perché, dato non trascurabile, la decisione finale come per l'appunto imposto dalla norma, deve avvenire solo attraverso la delibera del Consiglio Comunale, con la quale viene definita l'aliquota definitiva».

«Osservando la tabella ministeriale è evidente che oltre il 90% dei Comuni bergamaschi si sono  attestati  ben sopra aliquota minima del 7,6  sulla seconda casa e su quella del 4% che lo stesso dlgs 23/2011 poneva quali aliquote base, e nessuno ha avuto il coraggio di riuscire a ridurre l'aliquota, che, come da dettato normativo poteva esser diminuita di ben tre punti percentuali».

«Con questo dato alla mano, possiamo dedurre che nessun Comune è riuscito fornire un adeguato prospetto di previsione sull'introito, e di conseguenza a nessun amministratore è venuto in mente di poter ridurre il proprio monte di spesa senza infliggere l'ennesimo colpo alle  risorse economiche dei cittadini».

«Nella tabella che abbiamo costruito, possiamo vedere esattamente il quadro che si è sviluppato nell'Alta Bergamasca, dove, in Comuni dalle caratteristiche simili abbiamo visto una differenza di aliquota di oltre due punti percentuali. E' normale dunque che i cittadini  si chiedano come mai debbano pagare di tasca loro molto di più rispetto ad un Comune presso che uguale per dimensione e numeri».

«Da considerare - sottolinea tra l'altro Piffari - , la questione della rendita catastale che il Governo ha perentoriamente adeguato aumentando del 30% la stessa. Pertanto se consideriamo la base di partenza delle aliquote con i rialzi posti in essere dalle amministrazioni, è evidente che il differenziale tra le vecchie tasse e le nuove è decisamente incrementato».

Scarica l'allegato con la tabella dei Comuni bergamaschi

a.ceresoli

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