La ripartenza lenta degli spedizionieri «Servizi non pagati, manca la liquidità»

La ripartenza lenta degli spedizionieri
«Servizi non pagati, manca la liquidità»

Hanno garantito l’approvvigionamento di supermercati, farmacie e ospedali fra mille difficoltà nella fase acuta dell’emergenza coronavirus, ma ora anche trasporti e logistica fanno i conti con le conseguenze della pandemia.

Pur non essendo previste restrizioni per il transito merci, durante il lockdown lo scotto pagato dal settore è stato pesante: secondo la Confederazione dei trasporti e della logistica (Confetra) soltanto in marzo e aprile a livello nazionale si sono registrati 18 miliardi di euro di mancati ricavi con una contrazione del 70% per il cargo aereo, che già a febbraio aveva risentito del blocco dei traffici da e per la Cina, del 50% per il trasporto su gomma, del 40% per quello su rotaia e del 20% per quello marittimo. Per tutti ha pesato anche l’impossibilità di effettuare il bilanciamento del carico, con inevitabili viaggi di ritorno a vuoto.

A più di cento giorni dall’inizio della crisi, il comparto non vede ancora la luce in fondo al tunnel neppure nella Bergamasca. «Maggio doveva essere il mese su cui testare la ripresa, ma in quel momento tutto il mondo musulmano era in pieno Ramadan - sottolinea Matteo Saponaro della Logimar di Carobbio degli Angeli, uno dei maggiori spedizionieri bergamaschi -. E ancora adesso il panorama estero è un grande patchwork con situazioni diverse da Stato a Stato in base all’andamento variegato e altalenante dei lockdown anche all’interno di uno stesso Paese».

Il ritorno alla normalità è ancora lontano anche per quel che riguarda i costi. «Per il trasporto aereo nei mesi scorsi i prezzi erano saliti alle stelle - racconta Saponaro -: un nolo Shanghai-Milano, che prima costava 2,5 dollari al chilo, era arrivato a 12 dollari. Ora le tariffe stanno scendendo anche grazie al ritorno dei voli misti passeggeri/merci. Sul fronte marittimo, invece, oltre a un’importante riduzione dei volumi containerizzati, ci sono state grosse perdite dovute alle blank sailing (le cancellazioni delle rotte, ndr): ci vorrà tempo prima che si torni agli standard pre-Covid».

Si rischia di lavorare in perdita

Quanto al trasporto su gomma, il rischio è di lavorare in perdita. «Diversi nostri associati hanno effettuato servizi senza poi essere pagati - denuncia Doriano Bendotti, segretario provinciale di Fai Conftrasporto, che riunisce 350 aziende con una flotta di 8.000 veicoli -. Il problema si è presentato sin da fine marzo per fatture emesse a dicembre o a gennaio, quando non era neppure scoppiata l’emergenza, e c’è chi chiede forti sconti, adducendo la scusa del Covid, su contratti firmati anche sei mesi fa. Amareggia constatare che questo malcostume non riguarda piccole realtà rimaste a fatturato zero durante il lockdown, ma grossi gruppi che hanno le spalle larghe».

Anche Davide Locatelli, direttore amministrativo di Intertrasport di Grassobbio, non nasconde le preoccupazioni legate alla liquidità. «Molti clienti ci hanno chiesto dilazioni nei pagamenti e abbiamo ancora in sospeso fatture di fine 2019 e inizio 2020 - spiega -. In pratica, ci troviamo a dover pagare i nostri fornitori di mezzi senza essere pagati dai clienti, tanto che abbiamo dovuto far ricorso alle banche: questo non sarebbe stato necessario se i flussi di denaro fossero stati regolari».

Massimo Pietra, spedizioniere di Dalmine, sottolinea la lentezza della ripresa. «Stiamo perdendo il 50% rispetto all’anno scorso - ammette -. Nel picco della pandemia abbiamo continuato a lavorare perché abbiamo installato serbatoi d’ossigeno in tantissimi ospedali in tutta Italia, poi per fortuna l’emergenza sanitaria si è ridimensionata, ma ora abbiamo la metà dei mezzi fermi, con una situazione molto altalenante che non consente di fare programmazione. Anche dai porti il lavoro è calato: ci chiedono meno viaggi verso la Lombardia e questo fa capire che girano meno ordinativi».

Risoluzione del Pirellone

Per dar fiato all’autotrasporto il Pirellone ha appena approvato una risoluzione che impegna la Giunta regionale a farsi portavoce delle istanze della categoria presso il governo e prevede, fra l’altro, lo slittamento del bollo auto al 31 ottobre. «Una notizia positiva - commenta Bendotti - ma poca cosa per un settore che ha dimostrato di essere strategico per la tenuta del sistema». Non c’è produzione che tenga, infatti, senza il sostegno di trasporti e logistica.


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