Domenica 06 Luglio 2014

La svolta biologica di Berlucchi

Si attende il boom in Lombardia

Vino biologico

Nasce come una nicchia per convinti assertori dell’agricoltura naturale ma ora il vino biologico si sta trasformando in un business che coinvolge anche le grandi aziende vitivinicole.

Il caso più emblematico in Lombardia è quello di Berlucchi, il colosso delle bollicine con una produzione annua di 4,2 milioni di bottiglie, da qualche anno tutte Franciacorta .

«Dall’anno scorso - dice l’amministratore delegato ed enologo dell’azienda di Borgonato Arturo Ziliani, figlio del fondatore Franco, l’inventore dello spumante Franciacorta - abbiamo iscritto tutti i nostri vigneti all’Albo di conversione biologica».

Per legge, prima di produrre del vino da un’uva biologica devono passare tre anni, quindi dal 2016 Berlucchi potrà raccogliere l’uva certificata biologica sui propri 85 ettari di vigneti. «Non solo - spiega ancora Ziliani - ma anche tutti i circa 60 conferitori di uve sono stati convinti a coltivare uva biologica sui loro 300-350 ettari: alcuni si sono iscritti l’anno scorso altri quest’anno, quindi a partire dal 2017 tutta l’uva raccolta per le bollicine Berlucchi avrà il marchio “bio”».

Per la maturazione in cantina ci vorrà poi qualche anno, per cui si prevede che dal 2019-2020 la Berlucchi avrà tutte le bottiglie prodotte biologiche. Considerato l’effetto traino che può avere un gigante come Berlucchi, è probabile che altre aziende della Franciacorta ma anche, più in generale, lombarde, seguano l’esempio. Perché se su un totale di 3 mila ettari franciacortini le bottiglie “bio” sono 90 (la capofila è l’azienda Barone Pizzini), gli ettari in corso di conversione (compresi i 400 di Berlucchi) sono circa mille, cioè già un terzo del totale.

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