Martedì 12 Novembre 2013

L’Ance: «La casa ci tira su»

Bettineschi: bisogna ridarle valore

Ottorino Bettineschi, presidente dell'Ance di Bergamo

La casa ci tira su. La crisi, la perdita di certezze sul futuro dei figli, sul proprio lavoro, il ridimensionamento dei risparmi stanno mettendo a dura prova la tenuta del sistema economico e delle nostre famiglie.

Ma vi sono punti cruciali su cui si decide il rilancio o l’oblio del nostro Paese: uno è la casa. Questo pilastro su cui le famiglie hanno basato per anni le scelte fondamentali non può essere solo oggetto di controversie politiche. La nostra casa è il luogo dei nostri affetti, la tranquillità di aver investito bene i risparmi di una vita ma anche un bene rifugio. E l’insieme delle nostre case è il tessuto dei nostri paesi, ovvero la nostra storia, la nostra identità. Ed è per questo che all’interno di una visione ampia in termini di politiche abitative, vanno incluse tutte quelle misure a favore della riqualificazione e rigenerazione degli immobili che garantiscono di conservare se non di aumentare il valore degli stessi, oltre ad un maggior benessere per le persone e per l’ambiente.

ANCE ha voluto promuovere una giornata interamente dedicata alla casa per riproporre a tutti alcuni punti fermi da cui è possibile ripartire. Di ritorno dalla manifestazione nazionale il Presidente di ANCE Bergamo Ottorino Bettineschi ha affermato: “Oggi abbiamo finalmente attirato l’attenzione della classe politica e dei mass-media, ma il nostro vero obiettivo realmente è restituire valore alla casa. Ed esattamente come una casa non si realizza in un giorno, così anche una politica abitativa ha bisogno di diversi mattoni”.

Il Presidente snocciola alcuni dati: “Innanzitutto deve cessare il sistematico accanimento fiscale nei confronti di questo bene: per rompere subito gli indugi si pensi che tra il 2011 e il 2012, nell’arco quindi di un solo anno, nel nostro Paese le imposte sugli immobili sono passate da un totale di 32,33 a 44,18 miliardi di euro. Peraltro l’accresciuta imposizione fiscale ha contribuito in un quadro di crisi economica a deprimere ulteriormente il mercato della compravendita delle abitazioni che negli ultimi sei anni in Lombardia ha subito una flessione del 51,2%: un mercato dimezzato all’interno di una situazione nazionale di una domanda di abitazioni in oggettiva crescita, con un fabbisogno potenziale di circa 700.000 alloggi se si considera che nel periodo 2004-2011 l’aumento medio del numero di famiglie è stato di 316.000 unità all’anno rispetto ad una media annua di 228.000 abitazioni messe in cantiere.

Se è vero che alcuni recenti provvedimenti normativi nazionali hanno dato delle prime importanti e positive indicazioni per una ripresa del mercato e che le stesse potranno trovare efficacia con una implementazione a livello amministrativo locale, va osservato che non possiamo parlare solo di numeri, poiché dietro vi è una vera e propria emergenza sociale. Sempre guardando alla nostra Regione, ovvero una delle più ricche d’Europa e in cui si produce il 20% del PIL nazionale, ci troviamo di fronte a dati allarmanti: nell’arco di soli sei anni, dal 2005 al 2012 il numero degli sfratti in Lombardia è raddoppiato raggiungendo una quota di 13.356 e che il 90% di questi è da imputarsi a morosità.

Vero è che il mercato degli affitti da noi è più rigido e più oneroso rispetto ad altri Paesi Europei (in Germania rappresenta il 58%, in Francia il 39%, in Italia il 19%) e che questo è dovuto all’alto numero di case di proprietà che si aggira intorno all’80%, ma la crisi economica ha colpito duramente le fasce sociali economicamente più deboli, rendendo necessario riportare al centro dell’agenda politica una nuova politica abitativa. E’ sotto gli occhi di tutti che dalla carenza di abitazioni deriva un forte disagio non solo per i cittadini direttamente interessati, ma più in generale per l’intera Comunità con ripercussioni anche sulla sicurezza e l’ordine pubblico e la cronaca ce ne ha dato anche recentemente notizia. Riprendere a parlare di politiche abitative significa intervenire a sostegno della domanda volta sia alla proprietà che alla locazione e dovrebbe essere un dovere dello Stato in quanto viviamo in un Paese in cui il diritto all’abitazione è costituzionalmente garantito.”

Ma la strategia politica, secondo un carattere tipico dei costruttori, trova immediatamente una declinazione operativa.

“Come ANCE - afferma Bettineschi - abbiamo avanzato alcune proposte che auspichiamo possano essere recepite dal Governo e realizzate in collaborazione con tutti gli interlocutori interessati tra le quali:

- Azioni finalizzate alla rapida realizzazione di interventi di recupero e nuova costruzione di abitazioni (social housing) destinate alle fasce sociali deboli anche attraverso politiche di partenariato che consentano, ove necessario, l’integrazione tipologica e sociale nell’ambito di azioni di sviluppo sostenibile ed in particolare ambientale

- Interventi di rigenerazione di “porzioni urbane” pubbliche e/o private di diversa scala dimensionale in funzione dell’evoluzione delle esigenze collettive, anche in considerazione del fatto che vi è una quota di abitazioni (pubbliche e private) inutilizzate o sottoutilizzate anche a causa di carenza manutentiva o della loro inidoneità tecnica e statica che contribuisce a creare e/o aggravare fenomeni di degrado urbano non tollerabili

- Utilizzo dei fondi europei e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione relativi al periodo 2014-2020 a favore di misure per la rigenerazione urbana e la riduzione del numero di famiglie in condizione di disagio abitativo e la prevenzione della perdita dell’alloggio

- Semplificazione e certezza sull’entità della fiscalità sugli immobili.”

Il pensiero fondamentale, il presidente Bettineschi lo riserva alla conclusione: “A seguito di tutti i provvedimenti adottati dal Governo è indispensabile che anche sul territorio ci si mobiliti. Attraverso protocolli e, soprattutto, attraverso azioni concrete è importante che Amministrazioni Comunali, banche, associazione e imprese collaborino per favorire una reale politica abitativa. Alcuni esempi virtuosi già ci sono e Ance Bergamo assicura la massima disponibilità per proseguire su questa strada”.

Di queste e di molte altre istanze ANCE si farà promotrice a partire dalla manifestazione di oggi, denominata appunto HOMEDAY, affinché si riporti al centro dell’agenda politica il tema della “casa” che in un Paese civile non deve essere associato ad un’emergenza sociale ma a un pensiero, meglio ancora ad un’azione positiva, ovvero a qualcosa che….”ci tira su”.

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