Martedì 09 Settembre 2014

Licenziamenti in grandi aziende

Da gennaio 2.379 senza lavoro

Dall’inizio dell’anno sono 2.379 i lavoratori con contratti a tempo indeterminato che hanno perso il loro posto in aziende medio-grandi della provincia di Bergamo (con più di 15 dipendenti): l’elenco con gli ultimi 815 nomi inseriti nelle liste di mobilità è stato validato questa mattina dalla Sottocommissione Provinciale per gli ammortizzatori sociali, riunita nella sede dell’assessorato provinciale di Istruzione, Formazione, Lavoro in viale Papa Giovanni XXIII.

Nello stesso lasso di tempo del 2013 (gennaio-settembre) si arrivò a quota 2.892: si registra, dunque, un calo dei licenziamenti pari al 17,74%.

«Come accade ogni anno al termine del periodo di ferie estive (anche perché la Sottocommissione non si riunisce ad agosto) assistiamo a un numero consistente di inserimenti nelle liste di mobilità» ha detto fa Fulvio Bolis della segreteria provinciale della CGIL presente questa mattina alla seduta negli uffici dell’assessorato provinciale.

«Il comparto col maggior numero di validazioni è stato quello tessile e dell’abbigliamento (340 persone in mobilità), seguito dal meccanico (217) e da quello edile (110). Una valutazione della situazione occupazionale complessiva risulta, però, difficile: il dato relativo ai licenziamenti nelle piccole aziende, quelle fino a 15 dipendenti, per il 2014 è aggiornato solo al mese di giugno quando si contavano 2.621 licenziamenti. In generale, comunque, possiamo dire che la flessione di circa il 18% delle risoluzioni dei rapporti di lavoro nelle realtà medio-grandi non può permettere di tirare un sospiro di sollievo: quasi 2.400 persone hanno perduto il posto e il calo non è dovuto ad una effettiva ripresa delle attività produttive e dell’occupazione. Si licenzia di meno perché, in termini generali, sono meno persone ad avere un lavoro ed anche chi riesce a trovare nuova occupazione, la trova precaria, a tempo determinato e dunque non rientra più nelle procedure e nel conteggio di cui si occupa la Sottocommissione».

Questa mattina l’organismo provinciale ha anche validato 238 nuove richieste di cassa integrazione in deroga, mentre sono tutt’ora in attesa di essere istruite altre circa 180 domande.

«Con quelle di oggi salgono a 919 le richieste di cassa in deroga dall’inizio del 2014, di cui 370, per la verità, sono il residuo di quelle presentate negli ultimi mesi del 2013. Anche in questo caso registriamo una flessione rispetto al primo semestre dello scorso anno, ma anche su questo fronte le spiegazioni non possono lasciarci tranquilli - continua Bolis -. Si va dall’incertezza degli stanziamenti, alla restrizione dei criteri per l’accesso, ai tempi biblici da attendere per ottenere le indennità (c’è chi aspetta da gennaio). Ecco perché torniamo a chiedere investimenti qui e ora che aprano prospettive di lunga durata dal punto di vista occupazionale».

E proprio in questi giorni in Regione Lombardia (ieri si è tenuta una riunione a Milano) si sta discutendo la definizione delle modalità operative dell’accordo quadro regionale siglato il 5 agosto a seguito dell’emanazione del decreto ministeriale che rende omogenei su tutto il territorio nazionale i criteri per l’accesso agli ammortizzatori sociali in deroga: “Sono stati definiti i nuovi modelli standard per gli accordi sindacali, una delle novità è che la domanda dovrà essere inoltrata non solo alla Regione ma anche all’INPS da parte delle aziende - continua Bolis -. Restano ancora aperte, invece, alcune questione tecniche oltre che politiche: ad esempio la definizione della tempistica per la presentazione delle domande e la platea dei beneficiari (risulterebbero esclusi i lavoratori degli studi professionali insieme ad altri). Intanto, sembrano essere arrivati gli attesi 70 milioni di euro di finanziamenti statali per la cassa in deroga destinati alla Lombardia. Ci aspettiamo, dunque, che la Regione inizi questa settimana a procedere con le decretazioni relative al 2014. Si teme tuttavia che questi soldi siano sufficienti solo per coprire il primo trimestre del 2014. Ecco perché il Governo deve rendere disponibili immediatamente le risorse già stanziate”.

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