Nuovi posti di lavoro in Bergamasca? Serve puntare sul terziario avanzato

Nuovi posti di lavoro in Bergamasca?
Serve puntare sul terziario avanzato

Come si creano nuovi posti di lavoro sul territorio? Mario Colleoni, segretario generale della Filcams-Cgil di Bergamo, prova ad immaginare una via percorribile in cui il terziario avanzato sia finalmente protagonista.

I tassi di disoccupazione in Italia e anche a Bergamo (7,4%) oggi sono allarmanti. I giovani, così come gli ultracinquantenni, faticano a trovare o ritrovare un impiego. I «Neet», cioè i ragazzi che non studiano, né lavorano restano un numero troppo alto anche a Bergamo. Lo segnala il sindacato, che riflette: «Nel passato l’industria manifatturiera creava innumerevoli posti di lavoro e a Bergamo, per fortuna, riveste ancora oggi un ruolo importante, pur mutato nel tempo. I settori che creano occupazione sono cambiati negli ultimi dieci anni. Ce lo dicono i dati: in Italia l’industria manifatturiera ha poco più di 5 milioni di occupati, a fronte dei 16,5 milioni dei servizi».

Anche a Bergamo e nella sua provincia, dove è sempre stata forte l’impronta manifatturiera, abbiamo assistito ad uno spostamento di personale dal manifatturiero ai servizi.

«È dunque inevitabile chiederci in quali settori sia oggi necessario investire e con quali modalità. L’Italia, Bergamo compresa, sembra aver rinunciato a svilupparsi nei settori innovativi a più alta crescita, attuando di fatto una politica difensiva nei settori più tradizionali, che rischia però di far uscire dal mercato molte piccole e medie imprese che sono il cuore dell’economia locale. Alcuni studi ci dicono come investimenti fatti nel terziario avanzato (come ct, supporto informatico ai processi produttivi, banda larga,…) siano propedeutici alla creazione di occupazione: certo a volte si tratta di un’occupazione diversa rispetto a quella proposta nel recente passato, fatta di professionalità che fino a pochi anni fa erano inesistenti.

«Personalmente credo che a Bergamo sia oggi più che mai necessario istituire un forte patto fra sindacati, Comune, Provincia, Università, associazioni industriali, artigiane e istituzioni pubbliche affinché vengano fatti maggiori investimenti nei servizi ad alto valore aggiunto. Il terziario avanzato è un ambito nel quale si può farlo. Bergamo ha l’obbligo di candidarsi quale area di sperimentazione di un piano utile a far crescere questo settore che in altre zone europee sta creando buona occupazione e sviluppo economico» commenta il segretario generale della Filcams-Cgil Mario Colleoni.

«La nostra città ha un ottimo dipartimento universitario, un aeroporto efficiente e in costante crescita. È, tuttavia, giunto il tempo di attuare una politica di semplificazione amministrativa, oltre che favorire la conoscenza delle lingue straniere e tagliare il cuneo fiscale per attirare più investimenti. Certo è che l’impostazione macroeconomica nel nostro paese deve poter andare oltre il controllo di breve periodo ‘imposto’ dalle variabili di finanza pubblica, ponendosi obiettivi di sviluppo di lungo periodo».

«A Bergamo la nostra sfida dovrà essere quella di riuscire a connettere composizione sociale terziaria e manifatturiera. Due mondi che fino ad oggi hanno spesso parlato lingue diverse, ma che dovranno imparare a fare sistema per il bene del territorio».


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