Nutrie, sempre più un problema
Ce n’è una ogni 10 abitanti

Ce n’è una ogni 10 abitanti: sono 900.000 le nutrie presenti sul territorio lombardo e la loro diffusione sta creando sempre maggiori problemi all’agricoltura. Le più colpite sono le province di Mantova e Cremona, ma anche la Bergamasca non è immune.

Ce n’è una ogni 10 abitanti: sono 900.000 le nutrie presenti sul territorio lombardo e la loro diffusione sta creando sempre maggiori problemi all’agricoltura. Le più colpite sono le province di Mantova e Cremona, ma anche la Bergamasca non è immune.

L’assessore all’Agricoltura della Lombardia Gianni Fava sollecita il Ministero dell’Ambiente e il Governo a trovare una soluzione efficace per arginare il problema delle nutrie, “vittime della burocrazia e di un rigurgito di neocentralismo, che ha tolto, con un colpo di mano, il Myocastor Coypus dal novero delle specie della fauna selvatica”.

TOLTE LE COMPETENZE - La conseguenza, prosegue Fava, è che “il controllo della specie sembrerebbe quindi non essere più di competenza della Direzione generale dell’Agricoltura della Lombardia, impedendoci così di prendere più alcun provvedimento per combattere l’emergenza nutrie, che ha una portata devastante nell’area di pianura, in particolare nelle province di Mantova e Cremona”.

I NUMERI - L’Università di Pavia, infatti, calcola che siano oltre 900.000 le nutrie presenti sul territorio lombardo, per eradicare le quali la Giunta regionale, presieduta dal governatore Maroni, ha emanato un provvedimento lo scorso 1 agosto. “Rischia rimanere sulla carta, per effetto all’emendamento proposto da alcuni parlamentari dello stesso partito del premier Renzi - rileva Fava -. Stesso discorso per il finanziamento, già stanziato da Palazzo Lombardia, di 400.000 euro per contrastare i roditori: tutto bloccato”.

A RISCHIO POLITICHE DI CONTENIMENTO - “Con lo scippo delle competenze sulle nutrie, non solo l’Assessorato regionale all’Agricoltura sembra oggi impossibilitato a emanare atti sul tema - sottolinea Fava - ma anche le Amministrazioni provinciali, se così fosse, non potranno più portare avanti alcuna politica di contenimento degli animali né tantomeno potranno indennizzare gli agricoltori per i danni subiti”.

IN CORSO VALUTAZIONE GIURIDICA - “Naturalmente - avverte Fava - i nostri Uffici stanno valutando da un punto di vista giuridico i provvedimenti che l’Amministrazione regionale può residualmente assumere, per contenere il fenomeno”.

APPELLO AL GOVERNO - “Scriverò al Ministero dell’Ambiente - annuncia il responsabile dell’agricoltura lombarda - e mi appello al Governo, affinché, all’interno del primo provvedimento utile, si possa modificare il decreto, consentendo così agli Enti locali di muoversi, nella certezza del loro operato e assicurando agli agricoltori il diritto di ottenere il giusto ristoro ai danni subiti e un miglior livello di sicurezza per le comunità locali e i cittadini”.

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