Pesenti durante il Cda di Italcementi: «Non avevamo alternative» - foto e video
Carlo Pesenti con i tre sindacalisti che hanno avuto un colloquio privato con lui (Foto by Foto Bedolis)

Pesenti durante il Cda di Italcementi:
«Non avevamo alternative» - foto e video

«La ragione dell’operazione con il gruppo tedesco HeidelbergCement è che non c’erano molte altre alternative per Italcementi». È quanto ha affermato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, rispondendo alle domande di un piccolo azionista nel corso dell’assemblea che ha varato il bilancio 2015 e rinnovato il cda.

«Con questa operazione diamo un futuro a tanti entrando in un grande gruppo e con un know-how e sinergie che il gruppo tedesco ha detto di voler valorizzare» continua Pesenti.

Il riferimento era al senso dell’operazione di cessione del 45% di Italcementi, detenuto da Italmobiliare, al gigante tedesco HeidelbergCement. Operazione che porterà alla chiusura della sede di Bergamo dove su 630 addetti sono già stati definiti in esubero circa 430.

Infatti, alla fine dell’assemblea degli azionisti, una rappresentanza di CgilCisl e Uil dei dipendenti di Bergamo ha letto una lettera aperta agli azionisti, in cui sottolineavano che «gli esuberi che HeidelbergCement ha annunciato il 5 aprile potevano essere evitati o ridotti se, chi ha negoziato con Heidelberg, inseriva una clausola sociale e occupazionale in questa trattativa lampo di vendita dell’azienda». Durante l’assemblea i lavoratori rimasti fuori a presidiare hanno continuato a fischiare e a contestare la decisione dell’azienda.

Pronta la replica di Carlo Pesenti che ha assicurato: «Faremo in modo di attivare tutti i meccanismi di tutela che rendano meno complicate e dolorose le uscite dei nostri lavoratori. Italcementi - ha sottolineato il consigliere delegato in un secondo tempo -. Si è sempre comportata in modo responsabile, ha subito dolorosi processi di ristrutturazione e anche in questo caso in cui il processo verrà gestito da HeidelbergCement dopo il closing, faremo in modo che l’impatto sui lavoratori sia meno pesante e doloroso».


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