Quota 100, Bergamo va lenta In dieci giorni solo 390 domande

Quota 100, Bergamo va lenta
In dieci giorni solo 390 domande

Partenza a rilento per la Quota 100: nella provincia di Bergamo, a dieci giorni dal servizio di acquisizione delle domande, su un bacino potenziale stimato di 9.000 beneficiari, finora hanno presentato domanda solo in 390, poco più del 4,3% degli eventi diritto.

Diverse le ragioni di questi numeri così contenuti: «Nel territorio orobico a 62 anni sono in molti a essere già in pensione, chi non lo è ancora può avere convenienza a completare la contribuzione. Inoltre per il settore pubblico c’è ancora tempo, la prima decorrenza utile è ad agosto», spiega Vittorio Feliciani, direttore provinciale dell’Inps di Bergamo.

La possibilità di presentare domanda per accedere alla Quota 100 è aperta dal 29 gennaio scorso, quando ciò la Manovra del 2019 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Secondo le stime, nella provincia bergamasca sono circa 9 mila i cittadini che potrebbero richiedere la nuova pensione anticipata, di questi oltre sono 3.500 mila dipendenti pubblici. L’interesse verso la Quota 100 c’è stato fin da suo lancio, ma si è concentrato dall’inizio dell’anno. Ogni giorno centinaia di lavoratori si presentano agli sportelli o chiamano i sindacati e l’Inps per chiedere delucidazioni. In particolare per capire se questo anticipo pensionistico sia o meno vantaggioso. La Quota 100, lo ricordiamo, è possibile quando, sommando l’età anagrafica minima di 62 anni e l’anzianità contributiva minima di 38 anni, si raggiunge, appunto, la somma complessiva di 100.

Si tratta di una possibilità aggiuntiva per andare in pensione, andandosi ad affiancare a quella prevista dalla Legge Fornero, i cui requisiti sono 42 anni e 10 mesi di contribuiti per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Chi intende approfittare della possibilità concessa dalla Quota 100, non andrà in pensione dal mese successivo alla presentazione della domanda (ossia al perfezionamento dei requisiti) bensì dovrà attendere la «finestra» che equivale a tre mesi di tempo per il settore privato e sei mesi per il pubblico.


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