Recovery, Gentiloni: «A breve la firma dell’accordo operativo con l’Italia»

Il Commissario europeo Paolo Gentiloni al Festival Bergamo Città Impresa: «A settembre devono arrivare 27 miliardi». Carlo Bonomi, presidente Confindustria: «Dobbiamo fare un Paese moderno, efficiente e inclusivo e soprattutto dare risposte a chi nelle crisi ha sempre sofferto di più».

Recovery, Gentiloni: «A breve la firma dell’accordo operativo con l’Italia»
Un momento del Festival Bergamo Città Impresa
(Foto di Bedolis)

«Stiamo per firmare e firmeremo nelle prossime settimane l’accordo operativo con il governo italiano in cui si dice in che periodi dell’anno e quanti quattrini verranno chiesti dall’Italia nei prossimi 5 anni: a settembre devono arrivare 27 miliardi, dico per dire ma non tanto, le dimensioni sono queste» . Lo ha detto il Commissario europeo Paolo Gentiloni parlando al Festival Bergamo Città Impresa, al Centro congressi Giovanni XXIII. Il Recovery Fund, ha ricordato «è un meccanismo che può orientare la nostra ripresa, ma è fondamentale per l’Italia non solo la consapevolezza che siamo un Paese con problemi di esecuzione, che per noi l’assorbimento dei fondi europei è un problema e che questo particolare fondo non lo abbiamo già in tasca, ma arriverà di sei mesi in sei mesi». ma anche che «serve una missione comune nazionale».

Perché il Recovery Plan abbia successo «la cosa più importante di tutte, che non vedo, o non ancora abbastanza, è il senso di una missione comune nazionale : non è solo responsabilità Governo e dei partiti ma anche di Confindustria, degli intellettuali, dei giornali cioè di tutto il nostro mondo che non può continuare a ruotare su quota 100 e reddito cittadinanza». È la conclusione del Commissario europeo Paolo Gentiloni che, nel confronto con il presidente Carlo Bonomi invita Confindustria a collaborare. E il numero uno degli industriali lo sostiene, con un sornione «non devi dirlo a noi», senza polemica ma con un sorriso di consenso. «C’è una montagna di straordinarie occasioni su cui lavorare e in molti paesi europei su quello discutono, se riusciamo a dare un contributo decisivo alla missione nazionale ce la possiamo fare. Siamo diventati professionisti nel recupero dei ritardi, ma ci vuole la sensazione che questa sia la montagna da scalare e sia da farlo insieme; se continuiamo con il rumore di fondo in cui si parla d’altro quella montagna ci può venire addosso» conclude Gentiloni.

Il Pnrr «è una grande opportunità se la inseriamo in una grande visione di Paese, cosa che mi sembra invece venga a mancare. È tornata la battaglia delle bandierine - ha detto Carlo Bonomi, presidente di Confindustria - ogni partito pone la sua questione identitaria rispetto a una visione generale». Se il percorso verso la transizione «è ineludibile, bisognerebbe metterlo a fattor comune ma quale politica industriale c’è alla base? I fondi dovrebbero essere dei boost per la crescita non per investimenti già previsti». «Ci sono 537 impegni presi con la Ue, uno ogni 3 giorni, 23 riforme da qui alla fine dell’anno: ho qualche preoccupazione perché non vedo strategia di politica industriale».

L’urgenza è quella di tornare a crescere per ripagare il debito, anche quello del Recovery. «Qualcuno pensa di poter restare oltre il 10% , non bisogna abbassare la guardia e dare grosso contributo a questo Governo nella sua azione riformatrice perché o facciamo oggi le riforme che questo paese aspetta da 25 anni o non le facciamo più. Dobbiamo fare un Paese moderno, efficiente e inclusivo e soprattutto dare risposte a chi nelle crisi ha sempre sofferto di più: giovani, donne e lavoratori con contratto a tempo determinato». Il Patto non è morto: «solo insieme possiamo fare queste cose - dice Bonomi - se ci mettiamo al tavolo, ognuno deve rinunciare una cosa per il bene comune per costruire il Paese dei prossimi 30 anni».

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi chiede che l’industria venga ascoltata di più dall’Europa. «Timmermans (il vicepresidente della Commissione Ue, ndr) ha un approccio molto ideologico, l’Europa si pone degli obiettivi molto ambiziosi ma senza averli prima condivisi e l’Italia si trova spiazzata» dice affrontando il tema della transizione ecologica in un confronto tra industriale e Bruxelles, con il commissario Paolo Gentiloni al Festival Bergamo Città Impresa. «Il 94% degli investimenti per la transizione li deve fare l’industria privata e oggi siamo in una fase delicata con problemi sulle materie prime e di costi energetici». «Non si può fare la transizione senza ascoltare chi la deve fare, cioè l’industria e ma da parte di Timmermans non c’è apertura, non dà spazio al dialogo». «Colgo la voglia di sedersi a un tavolo comune di Gentiloni - continua - ma alcune componenti della commissione sono più integraliste». «Ora che c’è l’opportunità di disegnare un mondo migliore per tutti chi deve farla (la transizione, ndr) non viene coinvolto: è un tema di industria ma anche di impatto sociale», conclude e, usando la metafora del treno che non possiamo perdere, ricorda che «va preso alla stazione giusta, se no andiamo a sbattere».

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