Stop al lavoro nella Bergamasca Coinvolti 199 mila bergamaschi

Stop al lavoro nella Bergamasca
Coinvolti 199 mila bergamaschi

Rappresentano il 42% del totale occupati. Anticipi della cassa: allarme dai consulenti del lavoro. «Senza l’accordo Abi, potrebbero volerci oltre 4 mesi».

Viviamo sospesi tra i timori per la nostra salute e quelli per il nostro lavoro. Un lavoro che per 199 mila bergamaschi, pari al 12,4% del totale di coloro che in Lombardia si sono fermati perché operanti in aziende che non possono restare attive, si è dovuto arrestare. È ciò che emerge dallo studio della Fondazione Consulenti per il lavoro, che accende i riflettori su 1,6 milioni di lavoratori sospesi, con la nostra provincia terza nella classifica regionale. Al primo e secondo, per valori assoluti, ci sono Milano, seguita da Brescia, rispettivamente con 464 mila e 244 mila lavoratori a casa.

Se a livello regionale il 37,5% degli occupati totali ha subito uno stop, tale percentuale sale addirittura al 42,3% nella nostra provincia, dove tra i settori più colpiti spiccano sia l’industria manifatturiera - con il 61,7% degli occupati, pari a 97 mila persone, a casa (praticamente la metà del totale) -, sia il settore delle costruzioni, con il 66,4% degli occupati (29 mila addetti) fermi per il blocco dei cantieri. Seguono i lavoratori del commercio, il 46,4% (equivalenti a 25 mila figure) dei quali è sospeso insieme ai 48 mila addetti di altre attività (23,2%).

Cifre sconvolgenti, per cui le aziende hanno chiesto o chiederanno ammortizzatori sociali. Il Governo ha promesso a tutti un indennizzo, ma i problemi sono tanti. Primo tra tutti il fattore tempo: se l’accordo con Abi sull’anticipo da parte delle banche non dovesse andare in porto e se non interverranno procedure più snelle, nei casi in cui non ci sia l’anticipo da parte del datore di lavoro, i consulenti del lavoro stimano 4 mesi e mezzo di tempo prima che il lavoratore abbia in tasca il proprio stipendio, per altro ridotto.

Per questo i Consulenti del lavoro ieri hanno inviato una lettera al premier Conte in cui, oltre a chiedere la sospensione di tutte le scadenze e degli obblighi diversi dalla gestione delle pratiche sugli ammortizzatori, chiedono l’annullamento dell’iter di autorizzazione, per passare subito alla liquidazione degli indennizzi da parte dell’Inps o, laddove sia possibile, con anticipo da parte del datore di lavoro. Hanno anche ribadito che sarebbe stato opportuno un unico tipo di ammortizzatore, visto che la causale è sempre una: Covid-19.

Cig in deroga, attesa impennata

«Allo stato attuale già oltre il 50% dei clienti ci ha chiesto consulenza sulle casse o ne ha già avviato la procedura di apertura - spiega Marcello Razzino, presidente Consulenti del lavoro di Bergamo -, ma ci aspettiamo un’impennata visto che nei prossimi giorni si potrà far domanda anche per la cassa in deroga». Una misura che si avvierà nei prossimi giorni, dato che Regione Lombardia - prima insieme a poche altre regioni - ha firmato l’accordo la scorsa settimana e nei giorni scorsi ne ha emanato i decreti attuativi, aprendo la strada alle domande per le medio-piccole imprese. «Tanti datori di lavoro sono in difficoltà e alcuni si stanno rivolgendo anche alle banche per poter pagare le casse, ma anche i più sensibili non potranno continuare a lungo. Di qui l’esigenza di velocizzare le procedure». Procedure che richiedono allo stato attuale diversi step compresa una fase di contrattazione sindacale che in Bergamasca sta procedendo in maniera celere, a differenza di ciò che lamentano altri territori, come emerge da quanto denunciato dal presidente nazionale dei Consulenti del lavoro, Marina Calderone, nella sua lettera a Conte: «Forse anche in virtù di un’emergenza che nella bergamasca assume toni drammatici – puntualizza Razzino – il dialogo con i sindacati nel nostro territorio è proficuo e sono isolatissimi i casi in cui il sindacato, di fronte all’indisponibilità delle aziende medio-piccole di procedere all’anticipo di cassa, mettono uno sbarramento. Prevale insomma la consapevolezza della crisi di liquidità di molte realtà produttive, soprattutto medio-piccole».


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