Atalanta, gioia pura di ragazzi senza limiti

Atalanta, gioia pura
di ragazzi senza limiti

Non sarà come il Leicester, come qualche musone si era affrettato a sentenziare qualche mese fa. Però somiglia davvero tanto. Non vincerà lo scudetto, ma oggi nessuno può dire quale sia il limite di questa squadra. Nessuno. Ogni volta che si pensa possa frenare, questa squadra accelera. Ogni volta che si pensa che un’assenza possa pesare, questa squadra la fa dimenticare. Ogni volta che si dice «adesso avranno paura», questa squadra decolla. Sfrontata, bella, divertente, anche cinica. Non svegliateci da questo sogno.

No, non svegliateci. Perché solo nei sogni succede così. Solo nei sogni una squadra partita per salvarsi si ritrova quarta in classifica, a coltivare sogni europei che da ieri sera potrebbero persino chiamarsi Champions League. Nessun obbligo, per carità: non ci si prenda in parola. Ma alzi la mano chi, avendo il cuore nerazzurro, dal 95’ di ieri sera un pensierino a quella cosa là non l’ha fatto.

Non solo per la classifica, che comunque parla da sola. Ma per la testa di questa squadra. Questa squadra vince col sorriso. Gasperini vince col sorriso. Gomez vince col sorriso, Caldara fa tutto meravigliosamente col sorriso. Questi ragazzi non hanno il peso del fallimento, perché hanno già vinto tutto. Si chiedeva loro una «semplice» salvezza, e l’hanno conquistata con mezza stagione di anticipo. Tutto quel che arriva, è tanto di guadagnato. Quando ragioni così, quando c’è un ambiente che spinge ma non pretende, allora le gambe è difficile che facciano giacomo giacomo, anche al San Paolo, contro una squadra che solo pochi giorni fa non ha sfigurato in casa del Real Madrid.

Le scene di questa notte all’aeroporto di Orio dicono il resto. Dicono di una città da sempre innamorata della sua squadra, ma ora andata oltre ogni limite. Leggi di distinti signori in lacrime davanti alla tv, al secondo gol di Caldara. Tornano batticuore che non sentivamo dalle notti magiche della Coppa Coppe, quando un papà (uno a caso) gridò «reeeete» più forte che poteva, al gol di Cantarutti, e svegliò un albergo intero, nel cuore di Roma. Per l’Atalanta, si può.

Le scene di Orio raccontano davvero tutto. Non solo i tifosi più accesi: in un sabato sera c’è gente che ha piantato lì il ristorante e il cinema, per andare dalla squadra che atterrava, per dire un grazie, per mettere il cuore in sintonia con altri mille e mille cuori. È la magia che lo sport sa accendere, quando diventa passione positiva, quando fa comunità attorno a una maglia a strisce che non è solo di chi la porta in giro a vincere partite, ma è un po’ di tutti.

Per questo, la vittoria di ieri sera sotterra in un lampo anche quel grottesco divieto di trasferta mezzo imposto ai bergamaschi. Guardate la foto a pagina 58: è il simbolo dell’Atalanta di oggi. Tifosi bergamaschi che gioiscono mescolati a gente napoletana. L’Atalanta è questo, è solo cose positive, è il calcio di Gustavsson che passa da Donadoni e arriva fino al Papu Gomez. È una storia, di fronte alla quale oggi aprono gli occhi anche nell’altra parte del mondo, con la foto di Percassi sui giornali cinesi, che traduci a fatica ma con gran gusto.

Non sappiamo dove arriverà questo prodigio, non sappiamo se un giorno toccherà svegliarsi dal sogno. Ma già averlo fatto, questo sogno, già essere qui adesso a viverlo, ad aver già voglia che sia subito domenica prossima, è un colpo di fortuna come la traversa di Insigne. Tutto questo è l’Atalanta di oggi. E anche se non è il Leicester, somiglia tanto, ma tanto tanto.


r.belingheri
Roberto Belingheri Classe 1974, ha cominciato a scrivere su L'Eco di Bergamo nel settembre 1993. Assunto nel 2001 come redattore di cronaca città, nel 2003 è passato alla redazione sportiva, di cui è diventato caposervizio nel 2011. Dal 2017 è vicecaporedattore nell'ufficio centrale, coordinatore del sito web e responsabile dei servizi di Corner.

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