Attenzione al calendario Non è nemico del Premier

Attenzione al calendario
Non è nemico del Premier

La sorprendente rapidità con cui la crisi di governo è stata risolta non deve trarre in inganno. Sembrava che la strada fosse sbarrata. Tempo soli tre giorni invece e tutti i passaggi istituzionali sono stati superati di slancio. Già una consultazione dei gruppi parlamentari condotta a tappe forzate aveva mostrato che il capo dello Stato non aveva nessuna intenzione di secondare la melina dei partiti. Quel che ha poi davvero sorpreso (favorevolmente una volta tanto) è che non abbiamo dovuto assistere alla consolidata, estenuante prassi di interminabili trattative tra i partiti e al poco esaltante spettacolo finale di un toto-ministri nel corso del quale essi in passato hanno esibito il peggio di sé quanto ad ambizioni, rivalità, sgambetti.

Tutto è bello quello che finisce bene, quindi? Non propriamente. La soluzione è stata rapida semplicemente perché, Mattarella prima, Gentiloni poi non hanno avuto l’ imbarazzo della scelta. Esclusa tassativamente da tutti i possibili nuovi partner la possibilità di un allargamento della maggioranza renziana, non restava altra strada percorribile di quella interrotta. I problemi aperti restano per questo motivo gli stessi, anzi forse aggravati da un sovrappiù di tensioni e di veleni. Le opposizioni, in particolare i Cinque Stelle e la Lega, annunciano una sorta di Aventino che lascia intravvedere tempi di burrasca.

In aggiunta nel Pd, dietro lo schermo di un voto unanime di sostegno al nuovo premier espresso dalla direzione, si prepara una resa dei conti senza esclusione di colpi, il cui esito potrebbe essere anche una scissione, ufficiale o di fatto che sia. Senza parlare dei dossier aperti che il nuovo governo si ritrova sul tavolo: ricapitalizzazione delle banche, manovra correttiva del bilancio richiesta dall’ Ue, stanziamento a favore dei terremotati, sbarchi a getto continuo di immigrati, ecc. I motivi per non lasciarsi andare al pessimismo, comunque, non mancano. Non ci sono solo la figura e i primi pronunciamenti del nuovo premier. Un politico, Gentiloni, notoriamente pacato che - si può star certi - non farà proprio lo stile dell’«uomo solo al comando». Sulla spinossisima, eppur cruciale, riforma elettorale ha già chiarito che sarà di competenza del Parlamento. Anche con il cambio di alcuni ministri ha offerto un segno di parziale discontinuità con Renzi.

Ci sono poi alcuni indubbi punti di forza di Gentiloni come alcuni punti di debolezza delle opposizioni che possono giocare a favore del governo. Prima di giugno è illusorio poter votare. Ci vuole il tempo necessario per cambiare la legge elettorale (su questo punto Mattarella non ha intenzione di transigere), pena una futura ingovernabilità. Alla fine di maggio inoltre l’ Italia ospita il G7 e non può permettersi di presentarsi con un governo dimissionario. E ancora: a settembre maturano le condizioni perché i parlamentari godano del loro sudato vitalizio ed è prevedibile che non apprezzino uno scioglimento anticipato delle Camere. Infine, «last but non least», c’ è da chiedersi: sono sicure le opposizioni di reggere a lungo il muro contro muro col nuovo governo, accusato di essere il formato fotocopia del precedente, eppur deciso a vivacchiare per ritardare l’ invocato ritorno alle urne? Il fronte vincitore del No, sappiamo, tiene uniti i diversi e anche gli opposti. Posti di fronte alle questioni vere - ad esempio la riforma elettorale - siamo certi che non rompano le righe e che ciascuno non corra a salvaguardare i propri interessi? Salvini, ad esempio, ha già espresso una preferenza per il Mattarellum, mentre i grillini si sono (ultimamente) espressi a favore dell’ Italicum. L’ esperienza insegna che in Italia nulla è più duraturo del provvisorio. Non si può pertanto escludere che un governo a tempo duri il tempo, non poi così lontano (la primavera del 2018), della fine normale della legislatura.


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