Berlusconi e Salvini,  amici nemici

Berlusconi e Salvini,
amici nemici

Una delle novità di questo scorcio di legislatura è la ripresa di competitività del centrodestra. Uscito assai malconcio dalla caduta del governo Berlusconi nel pieno della crisi finanziaria e dal declino personale e giudiziario del leader culminato nell’espulsione dal Senato, l’ex Casa delle Libertà poi Popolo delle Libertà ha vissuto all’opposizione anni di sbandamento con costanti decrementi elettorali, liti interne, fughe soprattutto da Forza Italia verso lidi governativi. Senza contare la crisi della Lega nel passaggio traumatico da Bossi a Salvini, una transizione per via giudiziaria con effetti che si sono fatti sentire anche nelle ultime settimane in cui la magistratura ha messo sotto sequestro i conti correnti del Carroccio di fatto paralizzandone l’attività: successivamente congelata, la decisione dei giudici ha lasciato non poche ferite.

E tuttavia questo stesso centrodestra ha mostrato una vivace capacità di ripresa politica manifestatasi, un po’ a sorpresa, negli ultimi turni di elezioni amministrative in cui l’alleanza è tornata a spartirsi con il centrosinistra la stragrande maggioranza delle amministrazioni locali lasciando al terzo polo emergente, quello grillino, ben poco spazio, se si eccettuano naturalmente Roma, Torino e Livorno. Ha sicuramente contribuito a questa ripresa la stupefacente, ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi che, oltretutto reduce da una delicata operazione al cuore, ha rimesso nel cassetto tutte le manifestate (?) tentazioni di ritiro a vita privata e, azzerato l’ultimo presunto erede al trono, il manager Stefano Parisi, si è ripreso la scena e lo scettro. Certo il fatto di non poter ancora candidarsi al Parlamento per via della condanna definitiva subìta limita la sua agibilità, e tuttavia il ritorno sulla scena politica e mediatica è indiscutibile nonostante l’età non certo verde. Per Berlusconi, si sa, vale il vecchio nomignolo di «Rieccolo» che Montanelli affibbiò a Fanfani.

Accanto a Berlusconi, anche la Lega si è rimessa in piedi dopo il declino dell’ultima fase bossiana. Matteo Salvini ha ereditato un partito agonizzante e lo ha portato a percentuali a due cifre, addirittura superiori al Nord a quelle di Forza Italia grazie ad una dose abbondante di anti-europeismo, di contrasto all’ immigrazione, di guerra all’eccesso di imposizione fiscale, di aggancio ai partiti populisti europei. Talmente è cresciuta la Lega, alla guida di Lombardia e veneto, che il giovane Matteo, alleato di Giorgia Meloni, ha cominciato a reclamare (anche bruscamente) la leadership del centrodestra: Berlusconi non ha la minima intenzione di cedere terreno al suo irruento alleato e si irrita non poco con i suoi (ex) pupilli che non nascondono la vicinanza al Carroccio. Nulla è più lontano dai pensieri del Cavaliere di un centrodestra «a trazione leghista» che sembra invece affascinare il governatore ligure Giovanni Toti. Al massimo, come ha detto a Fiuggi, è disposto a concedere a Salvini come a Bossi, uno spazio «decoroso», e l’aggettivo la dice lunga sullo stato d’animo del Sire di Arcore. Ma Salvini è convinto che la sua Lega prenderà più voti di Forza Italia ed è pronto a battersi per il trono.

Il problema di un centrodestra siffatto che, unito, potrebbe ragionevolmente conquistare la Regione Siciliana nelle elezioni di novembre e alle politiche battersi per il primo posto, ha in questa contesa la propria debolezza. Le elezioni tedesche hanno accentuato la divisione: da una parte i «moderati» di Forza Italia, come tutto il Ppe, si sono schierati per Angela Merkel condannando il populismo estremista, dall’altra Salvini ha fatto il tifo per la ultra-destra di AfD negando recisamente anche le inquietanti venature para-naziste di un partito che dal niente in pochi anni è diventato il terzo della Germania. Mai è stata tanto evidente la divergenza di vedute tra i due capi partito del centrodestra. Come potranno Silvio, Matteo e Giorgia risolvere queste loro contraddizioni? L’unità è fondamentale per cogliere il momento positivo ma è un obiettivo difficile da raggiungere.


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