Cattive notizie Grande confusione

Cattive notizie
Grande confusione

Quanti musulmani vivono nel nostro Paese? A sentire gli italiani, 12 milioni, cioè il 20% della popolazione. In realtà sono il 4%, 2,4 milioni. L’inganno emerge da un sondaggio degli scorsi mesi condotto dalla società britannica Ipsos Mori che ha chiesto a un campione rappresentativo di nostri connazionali e di cittadini di altre nazioni europee informazioni sui rispettivi Stati. Ebbene, dall’indagine risulta che in Europa nessuno come noi italiani ha percezioni così distorte della realtà.

Crediamo, ancora secondo il sondaggio, che gli immigrati residenti siano il 30% della popolazione (sono invece il 7%) e che la disoccupazione sia al 49% (è al 13%). Altre statistiche dicono che non siamo un popolo di lettori, anzi: ci ritroviamo in fondo alle classifiche per lettura di quotidiani e di libri. Ma sarebbe irresponsabile attribuire l’origine di questa latitanza dal reale solo ad una pigrizia culturale. Altre indagini infatti chiamano in causa i mezzi di informazione, colpevoli di alterare le proporzioni tra i fatti e di confondere gli stessi fatti con le opinioni. Una ricerca di Demos e Osservatorio di Pavia già quattro anni fa certificava come il Tg1 dedicasse un numero di notizie relative a crimini doppio rispetto al tg pubblico spagnolo, triplo in confronto al tg inglese e addirittura 18 volte superiore al notiziario tedesco: ciò nonostante il tasso di questi reati in Italia non sia superiore a quello dei Paesi europei di raffronto.

Si può vivere bene anche con deficit di conoscenza, per carità. È però sulla base di queste percezioni del reale che poi, ad esempio, andiamo a votare correndo il rischio di farci usare nella gara del consenso politico. Le democrazie si reggono anche su questo delicato rapporto. Un esempio: il 70% degli americani era convinto che dietro l’attacco alle Torri Gemelle ci fosse la mano di Saddam Hussein. La convinzione errata servì da benzina per l’innesco della guerra all’Iraq, con le conseguenze che stiamo ancora pagando. Era il 2003. Da allora le fonti di informazione dei cittadini si sono ulteriormente ampliate con un balzo che per rapidità non ha precedenti nella storia: dilagano web e social network ed è in questo spazio che molti ormai pescano notizie. Uno spazio infinito e pieno di possibilità ma dove il vero e il falso si mischiano spesso con la stessa dignità e senza selezione. La semplificazione va a discapito dell’approfondimento. È un paradosso di questa epoca: viviamo in un mondo complesso e confuso perché al vecchio ordine che si reggeva sui due blocchi (occidentale e sovietico) e le rispettive sfere d’influenza, è subentrata una sorta di anarchia geopolitica, in attesa di un nuovo ordine. La globalizzazione poi ha abbattuto i confini, portato il mondo sull’uscio di casa e in dote nuove possibilità ma anche paure.

Di fronte a questa complessità del reale (o forse proprio a causa di essa), le opinioni pubbliche si rifugiano spesso nella semplificazione, trovando a portata di mano slogan della politica o cronache improbabili inadeguate alla comprensione dei fatti. Lo hanno capito anche gli imprenditori del terrore islamista, che giocano sulla nostra emotività e sulle nostre paure portandoci in casa video e messaggi che hanno la pretesa di spiegare cosa sta succedendo nell’islam. Così è diffusa la convinzione che le principali vittime di quel terrorismo sono occidentali, mentre i numeri dicono che sono i musulmani. Nei giorni scorsi in un’intervista al nostro giornale Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, evidenziava che «nel solo mese di novembre 2014 ci sono stati più di 200 attentati con oltre 1.700 vittime in Iraq, più di 100 attentati e 700 vittime in Siria e in Afghanistan e quasi 40 attentati con più di 400 vittime in Yemen, solo per citare i Paesi più colpiti». E il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, raccontava al «Corriere» che ad Aleppo, città martire della Siria, da due anni sotto assedio, «i Gesuiti distribuiscono 10 mila pasti al giorno e giovani volontari, cristiani e musulmani, li portano a chi ha bisogno. Ci sono tante realtà di cui i media non parlano. Sono il contraltare al fanatismo e alle decapitazioni».


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