Cuore e portafogli rischiano di soffrire

Cuore e portafogli
rischiano di soffrire

Nel classico conflitto tra cuore e portafoglio, vince per ora il consenso che gli italiani confermano alle proposte del governo. Così dicono i sondaggi, apparentemente indifferenti rispetto alle rilevazioni di Bankitalia che segnala un impoverimento del risparmio privato a seguito proprio di quelle politiche. Il principio che si debbano «mantenere le promesse» contro tutto e contro tutti sembra sempre premiante, anche se bisognerà ora misurare l’effetto di eventuali mezze retromarce, perchè sposterebbe più in là molte speranze.

Per la verità, il fallimento del Btp Italia dimostrerebbe che l’adesione emotiva alla gara tra ruspe e manette trova un limite quando si tratta di scommettere i propri soldi contro una sfiducia interna e internazionale tanto diffusa. Resta il fatto che secondo la Banca d’Italia il risparmio é stato eroso incessantemente, accentuandosi da quando é partito il nuovo governo. I conti pubblici sono stati appesantiti dallo spread per 1,5 miliardi, ormai irrecuperabili, e altri 5 e altri 9 sono a rischio nel biennio.

Ben più impressionante é poi un’altra rilevazione, della Fondazione Hume del prof. Ricolfi, con un monitoraggio settimanale riferito solo ai beni sottoposti a fluttuazioni. L’ultima disponibile va dal 28 febbraio al 23 novembre e misura con precisione il calo: i 3.386,6 miliardi di investimenti in Borsa, obbligazioni e titoli di stato della vigilia elettorale valgono oggi 195,4 in meno (nonostante una piccola ripresa nell’ultima settimana rilevata). Evaporati anche altri 102 miliardi circa di Banca d’Italia e investitori esteri, non a caso in fuga a gambe levate. Nel dettaglio, una caduta virtuale per le famiglie di 114 miliardi, e per le imprese di 40. Saranno anche virtuali, ma non si può negare che il quadro sia preoccupante.

Secondo Luca Ricolfi la contraddizione tra consenso e portafoglio è spiegabile con il fattore tempo, dato che siamo nella prima di tre fasi di caduta e solo una famiglia su cinque è già coinvolta. Per ora sono pochi quelli che se ne sono accorti sulla propria pelle: Banche e ceti medio alti. Il grosso di chi non ha investimenti in Borsa, è addirittura tentato di compiacersi per una redistribuzione del reddito che pensa non lo riguardi. Ma l’andamento in Borsa di un’azienda, il costo del denaro e la contrazione dei conti pubblici toccano anche i non risparmiatori. E infatti Il presidente di Confindustria Lombardia Bonomelli dichiara che ha smesso in questi mesi di assumere i circa 15 dipendenti al mese che entravano prima nella sua azienda, e che il costo del credito per molti suoi colleghi é già salito dall’1% al 2-2,5%. La disoccupazione bergamasca, considerata un’isola felice, risale verso il 5%.

Gli italiani nel loro insieme sono comunque ancora sulla spiaggia e la marea che sale non bagna che la punta dei piedi. I mutui vecchi non sono ancora saltati e le linee di credito esistenti sono ancora convenienti, in un regime favorevole di tassi e di inflazione, nonchè di petrolio a basso costo e di QE.

Ma il mondo intero sta rallentando, e il 2019 presenterà il conto, se la marea salirà. Il problema più grave sono i 400 miliardi/anno di debito da vendere in Italia e nel mondo, possibilmente non ad un insostenibile 3,5%. Se la macchina si inceppa come é accaduto per i Btp, e se arrivano altri due trimestri a crescita zero, si apre contemporaneamente il doppio effetto della recessione e della mancanza di liquidità.

Siamo come in sospeso, ed è comprensibile che l’opinione pubblica fatichi a decifrare la realtà e sapere chi ha ragione ascoltando i sostenitori di un paradiso della povertà cancellata, e contemporaneamente quelli dell’inferno dell’isolamento e della Troika. Potrebbe essere di aiuto solo la politica, ma è in affanno e non prospetta alternative, non solo per la crisi evidente delle opposizioni, ma perchè i numeri parlamentari non consentirebbero comunque nessuna altra maggioranza. Nè quella 5Stelle/Pd, utile solo per eventuali giochi interni al centrosinistra, nè quella di centrodestra, che deve fare i conti con un nuovo rapporto sproporzionato tra Forza Italia e Lega. Razionalità, cuore e portafoglio rischiano dunque di soffrire ancora. Tutti insieme.


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