«Nascita che rigenera energie di pace»
La visita del vescovo in ospedale (Foto by Yuri Colleoni)

«Nascita che rigenera
energie di pace»

Ritengo un dono, quasi un privilegio, poter rivolgere i miei auguri a tutti, attraverso L’Eco di Bergamo. L’augurio natalizio è essenzialmente una speranza di pace: «Pace in terra agli uomini di buona volontà». Così il canto degli angeli alla nascita di Gesù. Pace sulla faccia della terra, rigata dal sangue di incalcolabili vittime di guerre, terrore e violenze. Pace in ciascuna famiglia, desiderio di coloro che la formano, esposto alla fragilità delle relazioni e a violenze spesso nascoste, ancor più dolorose. Pace nelle nostre comunità cristiane, chiamate a testimonianze di accoglienza fraterna particolarmente per chi si sente abbandonato. Pace nella nostra città, nei nostri paesi piccoli e grandi, esposti all’atmosfera inquinata non solo delle polveri sottili, ma anche del diffuso e non superato malessere sociale, che alimenta risentimento o addirittura rancore verso tutto e verso tutti. Abbiamo bisogno di pace e non semplicemente di starcene in pace, indifferenti a tutto ciò che non arriva a disturbarci.

L’anno che verrà, denso di appuntamenti nazionali e locali di significativo rilievo, celebrerà il centenario della fine della prima guerra mondiale, globale «actus tragicus»che introdusse a dimensioni inedite di violenza e di dolore. Papa Giovanni, allora semplicemente Angelo Roncalli soldato e poi don Angelo, cappellano militare, ne è stato protagonista e testimone. Nei suoi scritti, recentemente editati, appare il dramma della guerra, narrata con toni intensamente umani, illuminati dai profondi interrogativi suscitati dalla pietas e dal Vangelo. Sarà lui che, giunto a compiere la missione di guida della Chiesa cattolica, diventerà segno di pace e di pacificazioni in frangenti in cui l’olocausto nucleare sembrava essere imminente.

Il grande insegnamento del Santo Papa risuona oggi più di allora: non possiamo abituarci alla pace, quasi fosse condizione stabile e consolidata, per molti condizione scontata. La pace richiede un impegno quotidiano a tutti i livelli: personali, familiari, comunitari e sociali. La pace si fonda su pilastri che debbono essere rafforzati senza sosta, perché esposti alla corrosione della volontà di sopraffazione, degli interessi esclusivi, dell’ingiustizia giustificata ipocritamente, dell’irrisione di valori fondanti, del disprezzo nei confronti di chi da uomo viene trasformato in cosa.

Si tratta di sostenere le ragioni di un quotidiano e condiviso «allenamento» alla pace, corroborato alle sorgenti della verità, della giustizia, della libertà e dell’amore, come ha insegnato Papa Giovanni. Si tratta di sostenere ragioni, scelte, comportamenti personali e sociali, che alimentino la coscienza di ciascuno in ordine al bene che la pace rappresenta e alle esigenze che comporta. Sono i motivi che sostengono anche la proposta della 50ª Marcia nazionale della Pace, che si terrà l’ultimo giorno dell’anno, culminando nel paese natale di Papa Giovanni.

In questi mesi ci vengono indicati segnali di una ripresa che dovrebbe dar fiato alle famiglie, ai disoccupati e ai lavoratori, ai giovani e agli scartati: la consistenza di questa ripresa e la sua credibilità sono fondate nella misura in cui caratterizzate da movimenti condivisi di solidarietà, di rafforzamento dei legami sociali, di una passione più grande dell’interesse particolare. Se non sarà così, la ripresa diventerà motivo di ulteriore divaricazione tra ricchi e poveri, tra qualificati e squalificati, tra degni e indegni, alimentando una frammentazione esposta alla prepotenza dei forti e alle illusioni dei deboli, ad arte alimentate.

La pace dunque come frutto del Natale di Gesù: frutto perché appartiene alla dinamiche della vita e non semplicemente prodotto, esito dei calcoli più raffinati ed interessati. Pace agli uomini, dicono gli angeli, dopo aver proclamato «Gloria a Dio»: un Dio nel cui nome non possiamo giustificare alcuna guerra, né violenza, prevaricazione, ingiustizia, discriminazione. Dicono che la festa sia sempre più secolarizzata, pagana diremmo con aggettivo antico, dove il consumo sembra diventare il dio necessario. Ho ricevuto il regalo di poter accostare il cuore di donne e uomini, bambini e vecchi, credenti e non credenti; persone soddisfatte del proprio lavoro, liete della propria famiglia, rassicurate da un benessere onesto e generoso; persone provate da malattia propria e dei propri cari, abbandonate e disprezzate, disperate … ho visto che nel cuore di tutti batte un’attesa, un’attesa di pace, un’attesa di un Dio di pace. L’intensità umana e la sorpresa inesauribile di Dio che nasce, uomo tra noi, alimenta una speranza irriducibile e rigenera sincere energie di pace. Buon Natale a tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA