Il questore in 24 ore Quando gli agenti?

Il questore in 24 ore
Quando gli agenti?

Adesso lo chiamano commando. Quello che una volta intraprendeva azioni di guerra per sminare un ponte o liberare un ostaggio, oggi ruba. Se non fosse un dramma potremmo annoverare la pratica fra le nuove professioni.

Un commando di ladri (ben dodici) si è fatto filmare senza paura dentro un’azienda bergamasca qualche giorno fa. L’imprenditore ha messo tutto online come se si trattasse di un telefilm e ha fatto capire che vedersi svuotare il capannone dopo l’ora di chiusura in un momento di crisi potrebbe essere letale per l’esistenza stessa dell’impresa di famiglia.

Il commando non è più una banda e non ancora un’orda, ma col tempo non si sa mai. Il commando diversifica. La settimana scorsa un altro gruppo di gentiluomini si è occupato dei pluviali di un asilo: li ha portati via tutti per rivenderli, con l’effetto di far allagare l’istituto e con danni ben superiori al bottino stesso. Ogni mese i commando di malviventi di passaggio sul nostro territorio (senza contare quelli che confezioniamo in proprio) collezionano spaccate, furti, effrazioni, raid nei locali pubblici, nelle gioiellerie, nei supermercati, nei bar. C’è chi tiene il conto, c’è chi maledice il record.

Le istituzioni non sembrano preoccupate, sostengono che a queste latitudini il percepito è preponderante rispetto al reale. E proprio per ciò le richieste di incremento di poliziotti e carabinieri finiscono nel nulla. Ricordiamo che un anno fa arrivò dal ministero dell’Interno la promessa di un maggior numero di agenti, mai mantenuta; sono arrivati ufficiali per completare gli organici negli uffici. Ricordiamo che il tema sta cuore a parole a tutti i politici, ma finora nessuno ha visto risultati. Ricordiamo che una terra laboriosa e ricca è un bersaglio certamente più allettante per la criminalità.

Riguardo all’effetto ansiogeno del fattore «percepito» c’è del vero. La sicurezza non è un algoritmo e la sensazione di pericolo crea maggiore angoscia, diffonde superiore allarme del pericolo stesso. Ma non è giusto che i parametri siano la periferia di Baghdad o a scendere il Cep di Palermo e i bassi di Napoli. La Bergamasca merita il rispetto della sua storia e la sua quota di attenzione. È preoccupante se una città trainante della regione Lombardia (che produce il 17% del pil nazionale), con l’80% delle tasse pagate e un centinaio di milioni di euro bloccati dal patto di stabilità è costretta a vivere con un percepito di sicurezza hollywoodiano. Nel senso che mentre Starsky e Hutch corrono a Santa Monica, il commando colpisce a Beverly Hills. E mentre loro sgommano verso Newport beach, un altro commando la fa franca a Orange County.

Organico fermo al 1989, un poliziotto ogni ventimila abitanti. Le volanti erano 100 negli anni Novanta, oggi sono 50. La Questione settentrionale è anche questo e la politica non può fare a meno di affrontarla. Messa in un angolo dalla crisi, sottovalutata da istituzioni e parti sociali, tenuta fuori dalle agende dei sociologi e dai convegni illuminati, tende a ricomparire e a imporsi. Arriva dal basso, bussa ai palazzi del potere e chiede udienza. Sarà anche esagerato il nostro percepito, ma è del tutto inadeguato il percepito che Roma ha rispetto a questo problema, in questa terra. La macchina amministrativa funziona, ma solo quando vuole. Ventiquattro ore per sostituire il questore, un anno per non mandarci un agente in più a difendere i nostri diritti. E intanto i commando si moltiplicano. Il loro percepito di impunità non è mai stato così alto.

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