La crisi è superata Per l’Italia un po’ meno

La crisi è superata
Per l’Italia un po’ meno

La crisi è superata e la ripresa è «resistente». Parola di Mario Draghi, uno che abitualmente sa cosa dice. Ovviamente il discorso vale per noi europei, noi dell’Eurozona. Un po’ meno vale se restringiamo quel soggetto a noi italiani, che dell’Eurozona e della ripresa siamo l’ultima ruota del carro. Né vale a consolarci che dietro di noi a fare da fanalino di coda della ripresa ci sia la Grecia. Sano ottimismo, dicevamo, sparso da uno che se ne intende. Innanzitutto di economia e di processi economici e finanziari. L’uscita ha suscitato stupore e sorpresa, ma non da parte di chi i numeri dell’economia li sa leggere.

È vero che la ripresa generale del Pil su scala Ue non è eccezionale, ma è un dato costante, soprattutto se visto abbinato alla ripresa seppur timida dell’inflazione legata anche a consumi in risalita e ad una ripresa persino dell’occupazione. Speriamo che l’essere agganciati all’Unione europea faccia sentire anche a noi questi benefici e rafforzare previsioni di crescita che sono ancora asfittiche: per noi inferiori al punto percentuale annuo.

Così come ancora l’inflazione nostrana pare per ora più legata a fattori negativi quale il rimbalzino dei costi dei prodotti energetici. Anche sul fronte dell’occupazione per ora ci beiamo della frenata della disoccupazione più che parlare di occupazione vera e propria in ripresa. A far da primavera dalle nostre parti pare essere solo il dato delle esportazioni, indice di una produzione di qualità che continua farsi sentire a livello internazionale e a premiarci. Ma abbiamo bisogno del legame forte e stretto con l’Europa per sfruttare questo sussulto di ripresina.

Qui si innesta il secondo fattore che si legge in controluce nelle dichiarazioni del presidente della Banca centrale europea.

Draghi è un raffinato politico, oltre che economista, in grado di fiutare l’aria. Rispetto a un anno fa molto è cambiato in Europa. Lo testimonia il bilaterale franco-tedesco dei giorni scorsi. Il neo presidente francese Emmanuel Macron ha discusso con la tedesca Angela Merkel di come rilanciare l’Unione, soprattutto con un piano di riforme tali da rafforzarne l’economia e la coesione. Un segnale importante soprattutto perché venuto da un neoeletto e da una cancelliera che, secondo gli ultimi test, pare non temere le prossime elezioni e nel caso di una improbabile sconfitta passerebbe comunque la mano a un altro sicuro europeista. Il secondo dato politico viene dalla Gran Bretagna. La negoziazione della Brexit è stata impostata da parte britannica per ottenere il massimo di legame con la Ue, senza volerne però pagare i costi economici. Una richiesta che appare ridicola e surreale, ma che sottolinea come anche da parte britannica si sia orientati a valorizzare i valori della Ue piuttosto che la sua disgregazione. Un bel cambiamento di vento rispetto ad un anno fa.

Infine ci siamo noi e la nostra situazione politica. Anche nei nostri riguardi i timori nelle capitali europee sembrano essere di molto cambiati rispetto ad un anno fa. Non perché non faccia più paura la nostra instabilità o non si tema più che il Movimento 5 Stelle possa vincere le prossime elezioni. Le esperienze amministrative dei grillini a Torino e a Roma ne hanno evidenziato soprattutto le politiche di continuità rispetto alle amministrazioni precedenti piuttosto che la carica di rottura. Talvolta, in particolare a Roma, essi hanno messo in mostra più la propria inefficienza rispetto a intenti rivoluzionari. Quello che visto dall’estero maggiormente risalta è la carica spavalda e velleitaria piuttosto che la capacità di ribaltare il mondo. Potrà apparire strano, ma anche questo è un segno di continuità italica che spaventa meno di un salto nel buio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA