La tecnica avanza Rischio esclusione

La tecnica avanza
Rischio esclusione

Il grosso tema del lavoro, non smette di essere al centro delle cronache e ancora rappresenta fonte di riflessione e preoccupazione sia a livello locale che nazionale ed europeo. Anche la Chiesa italiana, sollecitata dai continui richiami del magistero di Papa Francesco, ritorna spesso a quelle declinazioni suggerite dalla 48ª settimana sociale dei cattolici, proponendo di ritornare ad un lavoro che sia libero, creativo, partecipativo e solidale.

Non manca di farlo anche il messaggio dei vescovi italiani per il 1° Maggio, «Il capitale umano al servizio del lavoro». Dobbiamo constatare che siamo purtroppo lontani in molti casi da quel traguardo e da quell’orizzonte, che vede nel lavoro un’opportunità per affermare la dignità della persona e la sua capacità di collaborare all’opera creativa di Dio.

Viviamo in un sistema economico che ha dimostrato capacità eccezionali nel creare valore economico a livello globale, nel promuovere innovazione e progresso scientifico e nell’offrire ai consumatori una gamma sempre più vasta di beni di qualità.

Il rovescio di questa medaglia sta nella difficoltà di promuovere un’equa distribuzione delle risorse, di favorire l’inclusione di chi viene «scartato», di tutelare l’ambiente e difendere il lavoro. Si tratta di rispondere a due trasformazioni epocali: quella della globalizzazione e della quarta rivoluzione industriale. La tendenza a delocalizzare da Paesi ad alto reddito e con alti costi del lavoro per andare a cercare le medesime qualifiche e competenze in Paesi poveri o emergenti dove quel lavoro costa molto meno, aumenta le opportunità nei Paesi poveri ed emergenti ma allo stesso tempo innesca una corsa competitiva verso il basso di cui a fare le spese è proprio la dignità del lavoro. Inoltre la sfida della rivoluzione industriale, rende obsoleti alcuni tipi di mansioni, esige un grande sforzo di connessione tra il mondo della formazione, le imprese, le politiche del lavoro, per creare una nuova cultura del lavoro che non generi nuovi esclusi. Sentendo il forte impulso di attenzione pastorale su questi temi dato anche dalle nuove Comunità ecclesiali territoriali nella nostra diocesi, come persone credenti non dobbiamo mai perdere la speranza e la capacità di leggere le opportunità del nuovo che avanza assieme alle sfide e agli ostacoli che ci pone. Il progresso scientifico e tecnologico è un dono e un frutto dell’operosità dell’ingegno umano che può diventare benedetto o avvelenato a seconda della maggiore o minore capacità di porlo al servizio della persona.

Per questo non dobbiamo distogliere lo sguardo dalla denuncia e la condanna di quella parte di dinamiche del lavoro molto lontane dall’essere libere, creative, partecipative e solidali. In questo scenario difficile si ribadiscono due direzioni principali di investimento. Da una parte la formazione, l’istruzione e le competenze che saranno sempre più importanti per favorire la riqualificazione del lavoro ed andare ad occupare i tanti spazi aperti dalle nuove potenzialità create. Dall’altra l’«umanità» come chiave di successo dei mondi del lavoro futuri, perché l’arte della collaborazione, i servizi alla persona e le relazioni saranno sempre più qualificanti e decisive. Queste grosse dimensioni con un particolare richiamo al tema del rapporto tra lavoro ed ambiente, saranno i temi che guideranno la preghiera, la riflessione e la Celebrazione Eucaristica con il vescovo Francesco, presso la Centrale idroelettrica di San Pellegrino oggi alle 16. Inoltre sabato 4 maggio dalle 9 nella sede di Uniacque S.p.A. Bergamo in via delle Canovine 21, si terrà l’incontro di confronto «Lavoro, energia e ambiente» in collaborazione con Bim, Enel Green Power e Uniacque Bergamo. Ai due appuntamenti tutti sono invitati.

*Responsabile dell’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Bergamo


© RIPRODUZIONE RISERVATA