L’Europa senza leader Lo sguardo del Papa

L’Europa senza leader
Lo sguardo del Papa

L’ intervista al periodico «Tertio» di cui molto si sta parlando, ha replicato uno strano fenomeno diventato abbastanza comune negli ultimi tre anni: quello di un Papa, Jorge Mario Bergoglio, che tiene una lezione di politica ai politici. Non è la lezione di chi, per usare il gergo dei giovani d’ oggi, vuol fare il fenomeno o mettersi, non richiesto, nei panni degli altri. È che Bergoglio non sa che cosa sia l’ ipocrisia.

In più, ha uno sguardo così ampio, così globale, che alla fine le sue parole suonano spesso come quelle del ragazzino della fiaba che finalmente disse a voce alta il re è nudo. Ieri il Papa ha parlato dell’ Europa e del mondo. All’ Europa ha ricordato le sue nobilissime origini, il no alla guerra che, a ben vedere, fu la grande motivazione dei padri fondatori dell’ unione continentale. Bergoglio li ha citati uno a uno: De Gasperi, Adenauer, Schumann. Per poi paragonarli al poco, quasi nulla, attuale. A quella mancanza di vera leadership che oggi tormenta l’ Unione europea e la lascia in balìa degli interessi di bottega e dei revanscismi nazionali.

Difficile, per non dire impossibile, dargli torto. Basta ricordare quanto è successo, e ancora succede, a proposito di un tema come la gestione dei flussi migratori, che impegna sia le capacità organizzative sia le qualità morali e ideali della comunità continentale: di fatto una giungla, tutti contro tutti, con il massimo sforzo speso non per trovare una soluzione giusta per tutti i Paesi ospitanti e per i migranti da ospitare ma piuttosto per erigere muri e studiare divisioni e ritorsioni. Bergoglio ha sotto gli occhi questa Europa incapace, per il tramite dei suoi leader, di «andare avanti», di alzare lo sguardo dal proprio ombelico (anche elettorale) per puntarlo sul prossimo futuro. Quando dovremo affrontare gli effetti incrociati del crollo demografico interno (tra quattro decenni, se la tendenza resterà invariata, la popolazione dell’ Unione sarà del 20% inferiore) e del boom demografico esterno (più del 30% della popolazione del Medio Oriente ha meno di 30 anni, per dirne una, quando da noi l’ età media supera i 40 anni), diventando nel frattempo sempre più vecchi, sazi e deboli. E quando andranno all’ incasso le cambiali che accendiamo partecipando alle crisi del mondo non per risolverle e pacificarle ma semmai, come il Papa ricorda, per sfruttarle con quella forma indiretta ma micidiale di bellicismo che è la vendita di armi ai migliori compratori, il che spesso significa agli uni e agli altri di coloro che si combattono.

Del mondo, invece, il Papa ha parlato quando ha affrontato il tema del rapporto tra le religioni, le guerre e il terrorismo. Bergoglio ha ribadito la sua ferma convinzione che le religioni non sono strumento di conflitto e di strage ma piuttosto il contrario: sono le prime vittime degli interessi politici ed economici che usano anche la guerra per affermarsi e che hanno bisogno di una bandiera nobile e convincente con cui coprirsi e mascherarsi. Questa bandiera sono appunto le religioni, brandite come un’ arma da minoranze inclini alla violenza in prima luogo sui propri fratelli nella fede. È quanto abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni ma che a molti torna utile negare. È più comodo lo schema dello «scontro di civiltà», con i buoni di qua, i cattivi di là e la guerra a impedirci di pensare. E tra le cose su cui dovremmo riflettere, nell’ intervista a «Tertio» il Papa mette anche la fondamentale distinzione tra «laicità» e «laicismo». Meglio uno Stato laico, dice Bergoglio, che uno Stato confessionale perché «gli Stati confessionali finiscono male». Ma laicità non equivale a espellere il trascendente dalla vita dell’ uomo. Quello è il laicismo, che «taglia la persona umana» e le impedisce di esprimersi con pienezza. Sia nel rapporto con la propria personalità sia nella relazione con la personalità altrui. Una delle ragioni, quest’ ultima, e lo aggiungiamo noi, per cui alla fine la nostra politica si trova così a mal partito quando deve gestire i rapporti con culture e tradizioni diverse dalla propria.


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