Crescita e occupati
Si sveglia l’edilizia

Torna a volare alto la produzione bergamasca, ma quello che più conta è che lo fa finalmente in maniera uniforme: questo dicono i dati dell’ultima congiuntura, che peraltro in alcuni ambiti vedono una crescita significativa, ma più contenuta rispetto alla media lombarda. Segno che il percorso non è ancora stato completato, ma che esistono ulteriori margini di crescita. Come detto, l’aspetto più significativo è dovuto al fatto che fino a qualche trimestre fa, le fughe in avanti riguardavano soltanto uno specifico settore (o al massimo un paio). In passato, se prendeva il volo l’industria, continuava a faticare l’artigianato e magari restava al palo il commercio, tanto per fare uno degli esempi più ricorrenti. Stavolta no: l’avanzata in questo primo spicchio di 2017 è molto più uniforme e se per quando riguarda i dati del trimestre precedente è ancora un po’ timida, non lo è affatto nel confronto su base annua. Qui, vedere una crescita del 2,5% del comparto industriale significa avere a che fare con risultati nettamente superiori a quelli degli ultimi due anni: un qualcosa di sempre vagheggiato, ma mai raggiunto nella sua completezza.

E ancor di più un +3,4% annuo dell’artigianato (qui, a differenza di altri indici, il nostro dato è anche superiore anche a quello lombardo) sancisce il robusto progresso delle vendite e un lento ma inesorabile aumento delle aspettative future, che sono poi il «motore» della ripresa, basandosi non solo su vaghe impressioni, ma su un portafoglio ordini che comincia a rispondere non solo più sul fronte export, ma anche per il mercato interno.

Meno sensibile l’aumento del commercio, che deve sempre fare i conti con le contraddizioni di un mercato troppo segmentato, dove l’alimentare lascia sul campo un andamento ancora decisamente insufficiente. C’è però, anche per quanto riguarda il commercio, un dato che scalda i cuori: è legato all’occupazione che finalmente e faticosamente mostra segnali di risveglio (così come nell’industria) ma lo fa in maniera ancor più accentuata nei servizi, dove il +1,5% di crescita è spiegato dal saldo tasso d’ingresso del 4,2% e di uscita del 2,7%. Per il sindacato si può fare di più: verissimo, ma visti i trimestri precedenti, sarebbe il caso di accontentarsi.

La quadratura del cerchio diventa completa se si guarda ai primi «vagiti» legati al risveglio dell’edilizia. Questo +2,4% su base regionale (il dato bergamasco ad oggi è poco attendibile) diventa un segnale importantissimo per un’economia come quella bergamasca, da sempre fondata (anche) sul mattone. Tutti sappiamo che i numeri che hanno accompagnato la crisi sono laceranti: nel periodo 2009-2014 Bergamo ha perso circa 1.200 imprese e 12 mila occupati, che rappresentano quasi il 30% del settore. Nel solo 2013 in città e provincia - secondo le stime elaborate da Cresmer - erano stati ultimati 3,4 milioni di metri cubi pari a 3.865 nuove abitazioni, nel 2014 le nuove case erano state 3.403. Sette anni prima erano però 8.264, con un calo «mostruoso» del 64%. Una perdita secca che ha cancellato un lavoratore su tre, ma che ora sembra aver arrestato la sua rovinosa caduta, con gli addetti, che in questo 1° trimestre 2017 sono in crescita in Bergamasca, seppur ancora debolmente. Speranze alimentate anche dalle aspettative in miglioramento degli addetti ai lavori per il trimestre successivo, soprattutto per quanto riguarda il volume d’affari.

© RIPRODUZIONE RISERVATA