Vaccini, un’aggressione  squadrista

Vaccini, un’aggressione
squadrista

Quanto è accaduto ieri mattina davanti alla Camera dei Deputati è di una gravità inaudita: alcuni deputati (del Pd) sono stati a lungo inseguiti e aggrediti da un gruppo di attivisti cosiddetti no-vax (i contrari ai vaccini) che li accusavano di «assassinio» per via del voto appena espresso a favore del decreto Lorenzin sulla vaccinazione obbligatoria. Qualunque sia la posizione che si ha sui vaccini (anche se la scienza non è una opinione) aggredire un deputato perché ha votato in un certo modo nell’adempimento del mandato popolare ricevuto è un atto di squadrismo che ci riporta indietro, molto indietro, a tempi che vorremmo non tornassero mai.

Detto questo, ciò che è accaduto dentro l’aula di Montecitorio è altrettanto importante: l’Italia è tornata all’obbligatorietà vaccinale che era stata di fatto lasciata cadere alla fine degli anni ’90 quando sì il vincolo era scritto sulla carta ma nessuno pretendeva che fosse rispettato. Del resto, la situazione del «gregge» era sicura, non c’era alle viste alcuna emergenza, e dunque ci si poteva affidare al buon senso collettivo delle famiglie. Ora che molto è cambiato (quattromila casi di morbillo di cui diversi letali) l’Italia, come molti altri Paesi, torna agli obblighi. Ma, sorpresa, la decisione suscita vivacissime proteste da parte di un mondo di «no-vax» che vedono nelle decisioni governative un favore fatto alle case farmaceutiche, in ossequio ad una mentalità dietrologica e complottista che i social network hanno potenziato. L’episodio davanti a Montecitorio di cui parlavamo più sopra ne è diretta ed estrema conseguenza, speriamo l’ultima.

Quel che accade in certi settori (nemmeno troppo marginali) della pubblica opinione trova eco ed appoggio in svariati settori politici e parlamentari. Soprattutto nelle fila del Movimento Cinque Stelle (per la Lega il discorso è un po’ diverso) che di quella cultura complottista si è nutrito sin dagli albori del movimento. I «no-vax» e i «no-Tav», come qualunque altro movimento «no», hanno costituito buona parte della base di consenso per il progetto di Grillo e Casaleggio. Al contrario, una linea politica istituzionale, governativa, d’ordine, che non poteva non essere a favore dei vaccini e della obbligatorietà della loro somministrazione, ha trovato nel Partito democratico e nei suoi alleati di centro gli interpreti più coerenti. Anche Forza Italia si è schierata a favore del decreto Lorenzin ma la posizione del partito berlusconiano è apparsa meno «di punta» di quella del Pd e di Renzi,e dunque anche meno esposta, meno oggetto di polemiche e di attacchi.

Dunque sono soprattutto i grillini e il centrosinistra a guerreggiare su questo campo estremamente importante, non solo dal punto di vista politico e sanitario, ma anche simbolico, culturale, antropologico. E la contrapposizione è radicale, senza alcuna possibilità di dialogo: alla Camera e ancor di più al Senato si è visto benissimo che si trattava di un dialogo tra sordi che poteva portare solo ad una prova di forza: chi ha i numeri impone la sua soluzione. Va da sé che il M5S già da adesso dice che se vincerà le elezioni una delle prime cose che farà sarà cancellare il decreto Lorenzin. Insomma, dentro e fuori Montecitorio si sono contrapposte due Italia, divise non tanto e non solo dalle opzioni politiche, ma ben più profondamente da due visioni della vita e della società.

E quel che più colpisce è il rancore che divide quei due fronti, o meglio il rancore che la parte «emergente», para-istituzionale, porta.vessillo dello scontento verso qualunque «Casta» nutre nei confronti di tutto ciò che è «istituzione», potere, governo. Parallelamente chi si sente portatore di una cultura di governo neanche nasconde il disprezzo verso questo parlamentarismo scapigliato pronto in ogni occasione a gridare «vergogna» (molto meno, diciamo noi, a dare prova concreta di capacità amministrativa). È una spaccatura che non ci lascia tranquilli perché non porta bene ad un Paese inquieto e in difficoltà come il nostro: sarebbe bene che i benintenzionati della classe politica, tutti, si rendessero conto di quanti pericoli essa contenga.


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