Quella passerella per l’Oriocenter Un sogno (di Percassi) lungo 13 anni

Quella passerella per l’Oriocenter
Un sogno (di Percassi) lungo 13 anni

Nel 2004 la prima proposta. E due anni fa l’idea progettuale di un gruppo di giovani architetti in un seminario a Bergamo

La ciliegina sulla torta l’ha definita Antonio Percassi al momento di presentare l’ampliamento di Oricocenter: «Sarebbe sicuramente il collegamento diretto con l’aeroporto di Orio, che rimane un sogno per ora, ma come ha dimostrato quest’anno l’Atalanta, ogni tanto i sogni diventano realtà». Fu lo stesso Percassi a pensare ad una soluzione del genere, nel lontano 2004. Il progetto è però rimasto nel cassetto per più di un motivo: il benestare della concessionaria autostradale e di Enac (nel frattempo arrivati) e soprattutto quello di Sacbo, che in questi anni ha investito in modo massiccio sull’offerta commerciale nello scalo. E che per anni è stata impegnata con Percassi in un’estenuante trattativa sì, ma per l’acquisto dell’area dove è poi nato il parcheggio a servizio dell’aeroporto.

Era novembre 2004, alla vigilia dell’inaugurazione del secondo ampliamento di Oriocenter, Percassi rilasciò un’intervista a L’Eco di Bergamo. «Penso di raggiungere l’aeroporto in un modo spettacolare, vedrete, non sarà una semplice passerella» spiegò, ricordando anche «il dialogo aperto con Autostrade per l’Italia», forte della sua personale amicizia con Luciano Benetton. Il concetto era stato formulato già a febbraio dello stesso anno, sempre in un’intervista con L’Eco: «Se fossi nell’aeroporto la passerella la farei: noi il progetto l’abbiamo già pronto». Curioso un passaggio sulle multisale: «Ad Orio non c’è posto, e secondo me sulle multisale ci sono nuovi ragionamenti da fare». Ma 13 anni dopo le cose sono cambiate.

Non il sogno della passerella, però. Poco meno di due anni fa in un seminario di Architettura ad Astino, un gruppo di futuri architetti ha elaborato un’idea progettuale sul tema: un appuntamento – promosso da Politecnico di Milano e Università Diego Portales di Santiago del Cile. L’idea, della quale riproponiamo i rendering, puntava ad un raccordo «che non costituisca solo un passaggio, ma un luogo di identità e di esperienze, quindi uno spazio vivo, in cui si annulli il transito anonimo» come avevano precisato i ragazzi nel corso della presentazione finale. Uno dei riferimenti è al terminal di Yokohama in Giappone, a cui si uniscono linee fluide che riprendono idealmente le traiettorie di atterraggio e decollo degli aerei, il risultato è una passerella vivibile, che offra anche servizi come un nido, un’area panoramica, una caffetteria con galleria d’arte. Uno spazio che crei continuità tra Oriocenter e aeroporto, per cui i ragazzi immaginano anche uno spazio verde da integrare con l’area parcheggio. Un sogno? Di certo per ora ci sono solo le parole di Giancarlo Bassi, presidente del Consorzio operatori Oriocenter: «Il 25, 30 per cento delle persone che transitano dall’aeroporto arrivano da noi». Numeri che potrebbero crescere con un collegamento più agevole.


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