Una casa-laboratorio per persone molto speciali

Pedrengo. In un appartamento del Comune si alternano da tempo ragazzi e ragazze di varie età con sindrome di Down. Domani la presentazione.

Una casa-laboratorio per persone molto speciali
Ragazzi e ragazze con sindrome di Down nel giardino della casa di Pedrengo, progetto «Verso Casa Mia»

«Verso Casa Mia» è un progetto di inclusione e sviluppo delle autonomie di ragazzi e ragazze con sindrome di Down, realizzato in un appartamento a Pedrengo, dove si può imparare a vivere da soli gestendo la quotidianità, dalla spesa alla preparazione del pranzo e all’organizzazione del tempo libero. Il progetto, promosso dall’Associazione Italiana Persone Down Bergamo, in collaborazione con il Comune di Pedrengo verrà presentato domani (ore 20) nella Sala Polivalente in via Giardini.

«La presentazione alla comunità arriva dopo due anni durante i quali, a piccoli step, bambini, ragazzi e giovani dell’Aipd, hanno sperimentato presso l’appartamento concesso in comodato gratuito dal Comune di Pedrengo, esperienze di residenzialità che li hanno portato anche ad esplorare il territorio»

«La presentazione alla comunità - spiega Gabriella Ciulli, responsabile operativa di Aipd - arriva dopo due anni durante i quali, a piccoli step, bambini, ragazzi e giovani dell’Aipd, hanno sperimentato presso l’appartamento concesso in comodato gratuito dal Comune di Pedrengo, esperienze di residenzialità che li hanno portato anche ad esplorare il territorio, relazionandosi con le realtà locali. Abbiamo iniziato il primo anno con i bambini dai 5 ai 12 anni, poi con quelli più grandi. L’idea è di riuscire a coinvolgere tutte le 120 famiglie dell’associazione.

Utilizzata in modo diverso a seconda delle età

L’appartamento, che ha sei posti letto, diventa una ‘palestra’, utilizzata in modo diverso a seconda della fascia d’età. Per esempio per una giornata i più piccoli organizzeranno la festa di fine anno, mentre alcuni dei più grandi usano la casa durante la settimana, preparano la cena, dormono e la mattina vanno a lavorare». Fondamentale nel progetto la finalità formativa da un lato per i genitori, perché siano preparati per far uscire il figlio da casa, in secondo luogo per bambini e ragazzi, perché si preparino a lasciare la propria famiglia con il giusto tempo e il giusto supporto, infine la formazione indiretta è rivolta alla comunità, affinché impari a guardare con occhi diversi le persone con disabilità, ad agire di conseguenza e ad essere parte attiva nella loro vita. I giovani coinvolti, con le loro famiglie possono diventare «risorsa» per la comunità.

«Vedere persone con Sindrome di Down o altre disabilità che agiscono sul proprio territorio con autonomia (utilizzano i mezzi pubblici, acquistano ciò che gli serve, scelgono come svagarsi…) diventa un momento altamente formativo per la popolazione che può iniziare a coltivare uno sguardo nuovo verso le fasce che tendiamo a pensare come meno capaci»

«Ognuno di noi sviluppa la propria conoscenza per esperienze dirette, molto più che per formazioni teoriche – si legge nel progetto Aipd di Bergamo -. Le immagini visive e le esperienze si sovrappongono a ciò che viene ascoltato o letto. Vedere persone con Sindrome di Down o altre disabilità che agiscono sul proprio territorio con autonomia (utilizzano i mezzi pubblici, acquistano ciò che gli serve, scelgono come svagarsi…) diventa un momento altamente formativo per la popolazione che può iniziare a coltivare uno sguardo nuovo verso le fasce che tendiamo a pensare come meno capaci».

La presentazione per coinvolgere più il territorio

Significative le parole di Mara, barista: «È bello vedere coppie di amici e di fidanzati con Sindrome di Down che frequentano i bar e che vivono una vita normale. Il messaggio che arriva a noi è di coraggio e forza. Apre la mente e ti obbliga a tralasciare tutti i preconcetti». La presentazione ha l’obiettivo di coinvolgere sempre più il territorio, nella speranza che il progetto «Verso Casa Mia» diventi un modello da replicare in altre realtà, pensando a quello che dice Michela: «Io aspetterei, ho un po’ di paura di vivere da sola. Ho paura di non saper fare tutte le cose che abbiamo detto. Potrei farmi aiutare da qualcuno per imparare a fare tutte queste cose, posso pensare che sia un percorso, un allenamento come in Aipd».

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