Sabato 08 Marzo 2014

Ho perso la social card

Una foto del 4 dicembre del 2008: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi (s) insieme a Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, (d) a Palazzo Chigi, durante la presentazione della «social card».
(Foto by MARIO DE RENZIS)

Così, senza che la cosa faccia rumore, si scopre che la social card istituita nel 2012 dal governo Monti con uno stanziamento di 50 milioni di euro da spartire fra i 12 comuni italiani più popolosi per venire incontro ai problemi dei cittadini più poveri e con famiglie numerose non è mai stata erogata .

I soldi ci sono, ma gli uffici del ministero non hanno provveduto a renderli materialmente disponibili, vanificando così l’impegno del Parlamento. E soprattutto mettendo in ginocchio - immaginiamo senza battere ciglio - famiglie già sufficientemente prostrate dalla crisi. Questo accade nell’Italia della grande bellezza.

Lo hanno scoperto due realtà in prima linea nell’aiutare le fasce più deboli della società: la Caritas nazionale e Save the Children che in questi giorni hanno lanciato un appello al governo perché «faccia presto nel rivedere e semplificare le modalità di assegnazione». Già, perché il problema è sempre lo stesso: criteri d’accesso alla carta a dir poco farraginosi, cervellotici, senza un briciolo di concretezza, persino contraddittori.

Niente di nuovo sotto il sole, ma intanto un milione di persone che da due anni attende quel sollievo allarga le braccia senza speranza. E si tratta di famiglie con bambini che sopravvivono con meno di tremila euro di Isee l’anno, per le quali il collo di bottiglia delle scartoffie significa semplicemente mangiare oppure no. Non sappiamo dove possa arrivare Matteo Renzi con le riforme, ma se parte dalla burocrazia dei ministeri non sbaglia mai.

Giorgio Gandola

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