Venerdì 11 Luglio 2014

Lacrime private

Il premier Matteo Renzi

Concentrati sulle mediazioni parlamentari per il nuovo Senato, avviluppati nelle spire delle trattative fra Renzi e Grillo, ma soprattutto travolti (e anche un po’ sfiniti) dalle lacrime brasiliane, ci siamo lasciati sfuggire un dato a dir poco significativo: a 15 mesi dal decreto, la Ragioneria generale dello Stato ha autorizzato lo sblocco di 23 miliardi su 90 per pagare i debiti verso aziende private e artigiani.

E gli enti locali, che non finiscono mai di lacrimare come un terzino carioca, addirittura solo due. Con questo vogliamo dire che Roma se la prende molto comoda e che la burocrazia ministeriale sta riuscendo nel delitto perfetto: strangolare le imprese e procrastinare all’infinito l’uscita dalla crisi.

Restituire 23 miliardi su 90 mentre la politica continua a parlare di crescita, significa non avere nessuna intenzione di favorirla. Un motivo ci sarebbe anche: dall’alto dei loro intoccabili privilegi, i funzionari dello Stato neppure la percepiscono, la crisi. È qualcosa che riguarda altri, è una parola vuota, è un refolo di ponentino alla vigilia delle meritate vacanze prenotate per tempo a Ponza, a Miami o a Taormina.

La stessa fine dei debiti (onorati solo a parole) la stanno facendo le privatizzazioni. Ricordate quando il governo ha chiesto alla Rai di risparmiare 150 milioni per interessi superiori? Si minacciò lo sciopero, si gridò all’attentato alla democrazia (una sciocchezza che in certi ambienti funziona sempre) e non si fece nulla. Stesso ritornello alle Poste: il mandato del nuovo board è di privatizzare il 40%. Ma l’amministratore delegato Francesco Caio fa sapere che «prima bisogna riscrivere le regole». E lo dice come se si trattasse delle dodici tavole della legge. Si prevede almeno un lustro prima di trovare un pennino

Giorgio Gandola

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