Leggere prima di firmare

Leggere prima di firmare

«La banca ci ordinava di mentire». Allarga le braccia il promotore finanziario che aveva venduto le micidiali «obbligazioni subordinate» al pensionato di Civitavecchia che si è suicidato dopo aver perso 110.000 euro, vale a dire tutto.

«La banca ci ordinava di vendere e di mentire, la frase “ad alto rischio” stava scritta da qualche parte nei sessanta fogli da firmare, ma non li leggeva nessuno». Sembra di tornare indietro di vent’anni, ai titoli spazzatura della Parmalat, ai bond argentini, poi ai subprime americani e ad altre schifezze. Aria tossica, come certe obbligazioni. Banca Etruria (una delle quattro tecnicamente fallite e tecnicamente salvate dal governo) perdeva tre miliardi e i suoi amministratori incassavano 14 milioni di emolumenti, continuando a prestare ad amici e famigli denari inesigibili.

Tutto ciò nonostante i diktat imposti da Bruxelles e l’attenzione altissima da parte della Bce. L’Europa ribadisce: «Le quattro banche vendevano prodotti inadatti, il governo è responsabile». Domandina ingenua: Bankitalia e la Consob dov’erano? Chissà perché in Italia i paracadute si aprono sempre dopo. Mentre ci si appresta a lanciare una ciambella anche a chi comprava le obbligazioni al veleno, questa vicinanza dell’esecutivo al crac diventa imbarazzante. Il papà della ministra Boschi era vicepresidente di Banca Etruria (quella che ordinava di mentire), la ministra azionista e il fratello dipendente. Conflitto d’interesse grande come tutta Arezzo. Abbiamo voluto fare un ripasso a voce alta in venti righe per due motivi. Primo: testimoniare che non è cambiato niente e che se gli italiani non si fidano del sistema hanno pure ragione. Secondo: prima di firmare dove c’è scritto che diventerete ricchi, leggete fino in fondo


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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