Lunedì 30 Dicembre 2013

Lo Stato fermo in pista

«Lo Stato? Sa quanto garantisce lo Stato, in piena congiuntura, di percentuale di ammortamento? Il dieci per cento. Bell’aiuto con i ritmi produttivi odierni. Ma il mondo intanto corre, precipita, vola e non aspetta nessuno mentre Roma risponde con leggi vecchie di cinquant’anni fa, con strumenti fiscali, regolamenti, disposizioni inadatte ai tempi. Tutto decrepito. Bisognerebbe sveltire, snellire, capire subito: per risparmiare e contenere i costi. Io spedisco ottocento vagoni al mese, sette all’ora. Fra trasporti e dogane ho un’incidenza del 42 per cento, e i vagoni sono quelli di Umberto I. Ho fatto costruire il piano di carico per i camion ad altezza variabile così gli operai, stando fermi, mettono la merce sull’autocarro che si abbassa a mano a mano che il livello dei pacchi si alza. Sembra l’uovo di Colombo, ma sono sprechi evitati, quattrini risparmiati. E lo Stato che fa? Mi prosciuga».

Non è un imprenditore di oggi, è un gigante di ieri. Giovanni Borghi, mister Ignis, l’uomo che diede un frigorifero e una cucina economica ad ogni italiano, a un europeo su due. Queste parole sono del 1966 in un’intervista al settimanale Oggi. Il miracolo economico era maturo, l’Italia usciva da un periodo di straordinaria vitalità e già l’imprenditore più lungimirante del momento elencava i veleni che avrebbero fiaccato mortalmente il Paese: il fisco, la burocrazia, la lentezza, l’incapacità della macchina pubblica ad essere al passo con l’economia. Quarantasette anni fa come oggi. Mezzo secolo in surplace a sbadigliare. Giovanni Borghi amava il ciclismo su pista.

Giorgio Gandola

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