Piove su Al Gore

di Giorgio Gandola

C’è il sole o piove? Piove. Da circa un mese la domanda è sempre la stessa e la risposta pure. L’acqua che arriva dal cielo in tutte le sue forme - pioggerellina, temporale, grandine, uragano - è la caratteristica dominante di questa estate

C’è il sole o piove? Piove. Da circa un mese la domanda è sempre la stessa e la risposta pure. L’acqua che arriva dal cielo in tutte le sue forme - pioggerellina, temporale, grandine, uragano - è la caratteristica dominante di questa estate anomala che inserisce il nostro territorio in un continente nuovo, il Sudamerica di Garcia Marquez. Siamo dentro una grande Macondo dove tutto si muove con la colonna sonora delle gocce sui vetri e sulle lamiere.

Pioggia nel pineto ma anche sulle spiagge e nelle località turistiche di montagna. Così tanta da provocare le reazioni di albergatori e operatori turistici che, come frustrati satrapi dell’antichità, minacciano di passare per le armi i profeti di sventura, altrimenti noti come meteorologi. Luglio è finito a schifío, agosto comincia con una cappa londinese e un paio di docce (showers) al giorno. In attesa del solleone ce ne facciamo una ragione, teniamo d’occhio i pullover e ci permettiamo qualche smorfia in direzione dei professionisti del riscaldamento globale. Si dorme che è un piacere mentre imperversa la polemica sullo scioglimento dei ghiacciai e i cubetti nel gin tonic tengono duro.

Le previsioni a medio raggio risultano imprevedibili, figuriamoci quelle a lungo. Non vorremmo banalizzare, ma le esagerazioni, le esasperazioni, gli allarmismi e gli anatemi li lasceremmo ai sacri testi. E mentre apriamo l’ombrello ci sovvengono due dettagli: il primo riguarda il clima di questo decennio, molto più fresco di quello di cent’anni fa. Il secondo è una cifra: 175.000 dollari a discorso, il cachet di Al Gore, guru del global warming. Ne tiene 150 l’anno, qualcuno gratis.

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