Mercoledì 13 Novembre 2013

Quella croce vietata

Una croce
(Foto by Alberto Ceresoli)

L’hanno messa in croce. Niente più video per la giornalista del telegiornale di Nrk, l’emittente pubblica norvegese. Kristin Saellmann è un volto molto conosciuto e apprezzato dal pubblico, ma la sua professionalità a nulla è valsa. Quella collanina con una croce di 1,4 centimetri (davvero minuscola) che portava al collo le è costata l’esonero a tempo indeterminato dalla conduzione del Tg. Tutto ciò è accaduto dopo che alcuni telespettatori si sono lamentati per «l’esibizione del monile a sfondo religioso», per «l’offesa implicita dell’Islam» e perché «quel simbolo non garantisce l’imparzialità del canale».

Messi in difficoltà dalle polemiche, i responsabili dell’emittente nella libertaria e socialistissima Norvegia hanno deciso di intervenire sanzionando la giornalista che altro non aveva fatto che portare al collo una collanina come quelle di milioni di credenti. La vicenda somiglia a quella della dipendente di British Airways che per lo stesso motivo era stata obbligata a togliersi la croce d’oro dal collo. Salvo, sette anni dopo, ottenere il risarcimento da parte della Corte europea dei diritti umani che ha riconosciuto proprio recentemente la discriminazione della donna. Il furore iconoclasta a senso unico con sfondo autocensorio fa parte dei malintesi sensi di colpa dell’Europa. Noi non possiamo che ricordare ciò che Massimo Cacciari disse ad Adel Smith in un’indimenticabile serata a Porta a Porta: «Tolgano pure i crocifissi. Tanto noi vedremo in quello spazio vuoto il segno concreto che è risorto».

Giorgio Gandola

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