Record

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Della crisi ellenica restano due granitici insegnamenti. Il primo risale ai tempi di Omero e potremmo adattarlo così: «Non fidarti di un politico greco neppure quando ti regala qualcosa», intendendo con ciò le promesse del marinaio Tsipras, che illuse il suo popolo e rimase senza giacca.

Il secondo, meno aulico, consiglierebbe di non accumulare troppi debiti perché qualcuno, prima o poi, potrebbe chiederne conto. Ed è su questo secondo fronte che, come contribuenti italiani, non dovremmo sentirci così tranquilli. Proprio ieri Bankitalia ha lanciato l’ultimo allarme: il debito pubblico ha battuto un nuovo record. Non Federica Pellegrini nel nuoto o la Ferrari in prova a Monza, ma il signor debito pubblico. Ha toccato i 2.218,2 miliardi di euro ed è cresciuto di 23,4 miliardi solo nel mese di maggio per effetti contabili legati al calo dell’euro e alle condizioni di mercato sui bond.

Oggi il rapporto italiano fra debito pubblico e Pil è al 133%, ancora lontano dal 180% dei greci, ma avviato sulla buona strada. Non è il caso di rallegrarci e neppure di metterci il cuore in pace come indurrebbero a fare il premier Renzi e il ministro Padoan quando ci cantano la ninnananna della solidità strutturale. Le solidità sono tali fino a un secondo prima di oscillare al vento.

Piuttosto, Renzi e Padoan dovrebbero cominciare a preoccuparsi su come ridurlo, il debito pubblico (che si chiama così perché è costituito anche dagli sprechi di Stato), invece di continuare a ignorarlo. C’era un signore che anni fa diceva: «Il debito pubblico è abbastanza grande per badare a se stesso». Ma si chiamava Ronald Reagan (nella foto) e alle spalle aveva gli Stati Uniti.


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