Dal Moro a Davide Bergamo, ancora dolore

Dal Moro a Davide
Bergamo, ancora dolore

Doveva essere una domenica di grandi sfide: lo «spareggio» tra Atalanta e Sampdoria per l’Europa League, il derby di Milano... Invece è stata la giornata più funesta del nostro calcio dal 14 aprile 2012. Allora Piermario Morosini, 25 anni, ieri Davide Astori, 31.

Entrambi bergamaschi – il «Moro» di città, quartiere Monterosso, Astori brembano di San Pellegrino Terme – entrambi stroncati da un malore: l’uno sul campo di Pescara (si accasciò sull’erba mentre giocava con la maglia del Livorno, morì poco dopo all’arrivo in ospedale), l’altro nella sua stanza d’albergo a Udine, qualche ora prima che la sua Fiorentina, di cui era difensore e capitano, affrontasse i bianconeri friulani. Un destino cinico sembra accanirsi con i calciatori bergamaschi, per di più uomini in gamba, esemplari. Ma quando parliamo del «nostro calcio», dobbiamo abbracciare tutta la nazione, perché Davide, come Piermario, si era fatto amare e rispettare ovunque aveva indossato una casacca. Astori era stato anche di Milano (sponda rossonera), di Cremona (Pizzighettone e Cremonese), di Cagliari, di Roma (giallorossa) e infine di Firenze. Ma aveva rappresentato l’Italia intera con la maglia azzurra. Davide – come racconta il suo profilo umano e sportivo – era un bravo bergamasco e un grande giocatore italiano. Ma è ancora riduttivo ricordarlo così, perché le sue qualità erano note anche all’estero: ieri mattina, appresa la notizia del suo decesso, i siti di Inghilterra, Spagna, Germania e Francia hanno subito dato risalto non solo alla tragedia ma anche alla statura della sua figura. Ci si è chiesti ancora una volta come può accadere che si fermi il cuore di un atleta professionista, sottoposto a controlli frequenti e completi. Purtroppo c’è un margine di rischio anche per loro che non si può scongiurare. Lo spiega all’interno uno specialista. E intanto si attende l’autopsia. Ma non c’è referto che potrà lenire il dolore della sua compagna, dei suoi genitori e dei suoi due fratelli. Chi gli ha voluto bene e chi ha diviso con lui le fatiche e le gioie agonistiche custodirà il tesoro della persona che Davide è stato. Gli Astori, come i Morosini, sono uomini che lasciano il segno. Non dimentichiamoli mai.

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